White Flower - Capitolo 26 - Non sei tu

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Domenica 11 Novembre 2012 alle ore 20:18


“Di cosa parliamo ora piccola?”

Calmo, forse.

Il cucchiaino subiva inerme le violenze ansiose delle sue dita.

Le mie trastullavano i capelli sciolti.

“Imprinting.”

Nessuna rabbia.

Ero davvero soltanto curiosa di capire che cosa significava quella parola per Jared.

Lui spinse in fuori le labbra, assumendo un comico broncio prominente.

Era tanto complicato?

Alzò gli occhi e li puntò nei miei, spalancati e interrogativi.

“Prometti di ascoltare tutto prima di reagire.”

“Prometto.”

Odore di fregatura.

Addirittura azzardai la mano destra alzata, solenne dimostrazione della mia sincerità.

E iniziò.

“Devi considerare che il nostro lato animale è davvero importante.

Insomma dai, è scontato! Sono lupo per talmente tanto tempo che a volte mi scordo qual è la mia forma originale!”

“Questa!...questa.”

Risposi così in fretta da spaventarlo.

Volevo essere certa della sua consapevolezza umana.

Perdere un meraviglioso ragazzo per guadagnare un lupo non mi interessava molto.

Sorrise senza sbilanciarsi.

“Ecco. Quindi l’istinto è una dote importantissima, fondamentale in tutte e due le mie vite piccola. Ci siamo fin qui?”

Annuii.

“Ok, adesso arriva il difficile.”

Adesso?

“L’imprinting è come un istinto futuro.

È la capacità di capire chi sarà la persona perfetta per te, è la forza di vedere oltre a quello che vedono gli altri.”

Fece una pausa per studiarmi.

“Come andiamo?”

“Malino.”

Poche idee e confuse.

“Riprovo. Il mio io lupo sapeva già che tipo di persona mi serve accanto, e l’ha trovata in te.

Sei la mia metà perfetta, perfetta per amarmi ed essere la madre dei miei figli.

L’imprinting non sbaglia.

È stato come se fino all’altro giorno non ti avessi mai vista, poi è diventato tutto luce, e l’unica fonte possibile eri tu.”

Madre?

Con calma.

Misi la punta di una ciocca in bocca e lo fissai arrossendo.

Rise appena.

“Piccola è più facile di come sembra. È una cosa che ti scatta dentro, punto.

Da zero a cento in un millesimo di secondo.

Prima non capivo chi eri, dopo non vedevo nessun altra.”

“Quindi non hai scelto tu…”

La conclusione mi scivolò sulle labbra.

I capelli ricaddero giù.

la mia mente fabbricava macigni rotolanti.

“In un certo senso.” e scrollò le spalle.

“Non sei tu…”

Portai una mano alla fronte.

La testa vorticava e il cervello era di colpo troppo pesante da sostenere.

La nausea stava salendo.

“Non sono cosa? Piccola? Guardami.”

Per lui poteva essere chiunque, la decisione non era sua.

No no no…

Era un bluff, nulla di vero o di felice.

Un istinto che ti dice cosa fare.

“Kimmy”

Mi stropicciavo gli occhi per mascherare i rivoli implacabili.

Speravo così tanto.

Chiaro che questa storia era incredibile, che ogni presupposto era stato abbattuto, ma questo era ancora peggio.

Mi sentivo in fondo a un pozzo ammuffito.

L’odore delle spore penetrava nel mio naso.

“Kim…”

Fango e pietre attorno.

“Amore per piacere…”

Un terremoto mi scuoteva il corpo.

Le mani mi proteggevano dai suoi occhi.

“Piccola”

Più giù.

Sempre più giù.

“Kim, Kim guardami!”

No, troppo lontano, non lo avrei visto, il pozzo era buio e infinito.

“Kim, cazzo! Apri quei maledetti occhi!”

Fu come respirare braci dopo una lunga apnea.

Sbarrai le palpebre.

Vidi le sue dita strette attorno alle mie spalle.

Il sisma di prima era lui.

Mi guardava arrabbiato e atterrito, troppo diverso da se.

Era così vicino, Dio mio, ma voleva me?

Jared voleva davvero me?

“Ti accorgi che scappi nel tuo cavolo di mondo quando ti succede qualcosa di strano?

So che non sono cose proprio normalissime, ma vederti così è frustrante, di brutto.”

La mandibola era allentata e le forze insufficienti.

“Cosa ti ha fatto impazzire adesso? Se ti spieghi prima di piantarmi in asso col tuo cadavere magari posso risponderti.”

Parole dure e tono implorante.

Un tremito mi scosse ancora.

Le sue mani cercavano di smuovere quello che la voce non riusciva.

Per reazione contrassi il collo, e di conseguenza serrai la mascella prendendo consapevolezza del mio viso.

Ero in grado di muoverlo, di parlare.

“Non sei tu…” sussurrai assaporando le lacrime.

“Cosa non sono? Piccola aggiungi dei pezzi, o così non ci arrivo!”

“Non mi vuoi tu.”

Persi ancora i muscoli, e la mia testa ciondolò, sfiorando il suo petto.

Il silenzio rimase intatto.

Sentì la sua presa sciogliere le mie spalle e afferrarmi appena sopra alla vita.

Mi sollevò dal tappeto, facendomi passare a lato del tavolino per poi avvinghiarmi a se.

Ancora non parlava.

Lo abbracciai, cercando di chiudere ogni spiraglio di luce tra i nostri corpi.

Ancora non parlavo.

Le sue labbra mi sfiorarono il collo.

Tremavo senza mollare la stretta.

Il panico.

Adesso sapevo cosa significava sentirsi amata, amata da lui.

Poteva annientarmi con un rifiuto.

“E così non ti voglio…”

Con un braccio mi tenne ferma contro il torace scolpito e l’altro mi passava sotto le ginocchia.

Ora mi cullava come una bambina.

“Amore è istinto, d’accordo, ma è il mio istinto. Sono comunque io a scegliere. E ti ho scelta.

Ti ho scelta per sempre, e ti vorrei anche ora.”

Il viso si infiammò all’istante.

E il resto del mio corpo lo seguì.

Mi appoggiò lieve sul pavimento e iniziò ad accarezzarmi dal collo ai polsi.

“Anche ora.”

Quelle parole soffiate al mio orecchio erano vita che scorreva nelle vene.

Mi afferrò dalla nuca e mi baciò.

Il cuore iniziò a galoppare senza ritegno.

Averlo a fianco, così acceso… rischiavo di non credere più a niente.

Le mie labbra si schiusero accogliendolo.

Con la lingua mi solleticava il palato, provocante, curioso.

I denti, bianchi, perfetti, mi mordicchiavano i lobi, il naso, strattonavano piano il mio labbro inferiore.

Quei baci mi stordivano.

Quella bocca sapeva ancora di cioccolato e vaniglia.

Mi stese per terra accompagnandomi delicato, fermo.

Il freddo delle piastrelle non valeva niente contro il mio corpo infuocato.

Si teneva sul gomito solo da una parte, mentre l’altra mano era libera di farmi impazzire.

Partiva lento dal viso, sfiorava il collo, seguiva le insenature della gola e mi segnava tutto il seno con una scia rovente.

“Chi non ti vuole?”

Ancora un bisbiglio sensuale nel mio orecchio.

Smaniavo.

La tensione era quasi dolorosa.

I nostri respiri aumentavano all’unisono, rumorosi, assetati.

Ogni secondo che passava rendeva l’aria più densa.

Un altro bacio, diverso.

Passione furibonda incontrollata.

La sua bocca mi inchiodava a terra con una forza animale.

Che vergogna…ma non volevo altro.

Mi passò il braccio sotto la vita per tirarmi verso i suoi fianchi.

Impossibile restare ferma ancora.

Impossibile tenersi.

Impazzivo, confusione e desiderio.

Gli presi il viso tra le palme e lo tirai verso il mio, bisognosa di lui.

Non se lo fece ripetere.

Appena un secondo e mi fu sopra, attento solo a non pesarmi troppo addosso, senza staccare mai le labbra dalle mie.

Le lingue intrecciate come le gambe e le mani che mi frugavano addosso.

Potevo morire da un momento all’altro.

Il mio cuore non aveva mai affrontato un ritmo simile, lo stesso delle sue dita sul mio corpo.

“Fermami ora.”

Come?

… un rantolo febbricitante.

Stavamo ansimando forte entrambi.

“Fermami, o non ti garantisco niente”

Aprii gli occhi.

Finalmente non ero l’unica ad essere paonazza in viso.

Aveva lo sguardo così carico di foga, luminoso, consapevole… impossibile avere dubbi.

Impossibile desiderare altro.

Mi prese la mano e la appoggiò sotto la maglietta, sul suo petto.

Sentivo un tamburo battente, un corpo perfetto, un caldo tremendo.

“Kim sei con me?”

Si, sempre.

Ormai ero andata oltre.

Se poteva essere, doveva essere con lui.

Spostai il palmo di lato, sfiorando il costato e i muscoli tesi.

Gli sorrisi, premendo sulla schiena scolpita, toccando la pelle viva e bollente.

Inspirò rumorosamente dalla bocca inarcandosi indietro, come per seguire il disegno delle mie dita.

“Sei stata avvertita, ora o mai più.”

Mai più.

Una pazzia.

Un’overdose di adrenalina.

Sfilò la maglia con un gesto rapido, naturale.

Vederlo a torso nudo mi fece esplodere.

Puntai con la testa a terra per sollevare la schiena, e incrociai le braccia afferrando i bordi della felpa per toglierla in un solo gesto.

Lo vidi sorridere compiaciuto.

Mentre facevo volare via quell’inutile capo coglievo il calore della sua pelle sul mio ventre.

Le mani seguivano le mie braccia nude, allungate verso l’alto per liberarmi dalle maniche, e scioglievano ogni millimetro di me.

La sua carezza si stese fin dietro la schiena, e lui si posò completamente sul mio corpo ansioso di gustare tutto quel fuoco.

I baci si spingevano sotto il mento, poi giù, sul cuore e piano si spostavano sul mio seno.

Oh…

E più in basso, ancora, sull’ombelico, dove sentire la sua lingua segnarne il contorno sbriciolò ogni paura.

Ti prego…

Ritornò sul mio viso, impaziente.

Ormai aveva tracciato tutto quello che ero, ed ogni contatto lasciava ustioni smaniose.

Afferrò l’elastico della spallina con due dita e l’ abbassò lentamente.

Il petto mi rimbombava nelle orecchie.

Poi immobile.

“Porca…”

Cosa…

“Jared?”

Mi baciò rapido mentre mi passava la felpa e indossava la sua t-shirt.

“Io vado a farmi un bagno ghiacciato, tu metti questa prima che ti veda tua madre.”

Diavolo. 


Segue Capitolo 27