White Flower - Capitolo 27 - Rumore

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Domenica 11 Novembre 2012 alle ore 20:19


Realizzai che era scappato dalla finestra perché voltandomi a cercarlo vidi le tende muoversi.

Mi alzai da terra non del tutto certa di riuscire a reggermi.

Continuavo a fissare i vetri chiusi sbalordita.

Avevo infilato solo una manica della felpa, l’altra era ancora inanimata di fianco al collo.

Sembravo narcotizzata.

Sveglia Kim.

Torna a terra.

Trassi un sospiro profondo.

Andato.

Jared era andato via.

Tiriamo due somme.

Osservai la sala.

Niente di particolarmente strano.

Cumulo di cibo a parte, nient’altro.

Indossai per bene la maglia e presi le tazze sporche dal tavolino.

Piene.

Avvampai al ricordo del motivo.

Un’esplosione nel petto.

Sarebbe stato sempre così ora?

Beh, mi mancava.

Prima arrossivo per qualsiasi motivo, ed ora, apparentemente, anche senza.

La mia reputazione si che avrebbe fatto un bel balzo avanti.

Vuotai nel lavello la prova dei miei pensieri.

Uno scatto metallico.

Un cigolio.

“Ciao mamma.”

“Ciao tesoro, come stai?”

Ancora con la giacca addosso aveva sbirciato per capire la situazione.

La storia di Jared la aveva un po’ scossa.

“Bene”

Meravigliosamente direi, ma sorvolerò.

Entrò stacchettando.

Dopo dieci ore fuori casa era comunque perfetta.

Perfetto il trucco.

Perfetti i capelli.

Perfette le unghie.

Evitai accuratamente il paragone.

Mi squadrò a fondo.

“Sei sudata, ti senti calda?”

Va beh…

Si, ma parliamo d’altro? Eh? Dai.

“No no mamma, sto bene”

“Sarà, non sono convinta” e il suo sguardo scivolò sul divano affollato.

“Questo significherebbe?”

Eeehh…

“Cena alternativa!”

Risposi entusiasta, me l’ero cavata alla grandissima.

“Dovrei cenare con i biscotti?”

“E il the.” sorrisi.

“A parte il fatto che il the non mi fa impazzire, lo sai, ti sembra che a cena io possa mangiare cose del genere?

Secondo te?”

“Credevo fosse un’idea carina.”

Eccolo il disagio.

Stava già tornando da me, in tutta fretta.

“A parte la totale assenza di vitamine, i biscotti alla sera fanno solo male, anzi, i biscotti fanno solo male, punto.”

Nubi nere.

“Ci sono anche…”

“Kim per piacere lascia stare,ormai mi arrangio, metti a posto che alla cena penso io.”

“Mamma se…”

“Senti, tu hai tutto il tempo per cucinare, ma evidentemente ora la signorina ha interessi diversi, ha svaghi che la portano altrove, no?

Ti mancava un’altra ragione per giustificare la tua costante carenza di attenzione!”

Bentornata…

 

Il letto era freddo, ma silenzioso.

Meravigliosamente silenzioso.

Non mi rimproverava perché per la prima volta nella mia esistenza facevo la vita di una diciassettenne normale.

Cioè…

Magari normale normale no, però la linea generale era quella, con alcune modalità leggermente diverse.

Come si può gestire un genitore simile…

Ruzzolavo nervosa tra le lenzuola, sapevo che di lì a poco avrei acceso la luce e preso il blocco da disegno, caro compagno notturno.

Mi sedetti d’impeto,  infastidita da tutto.

Lenzuola, cuscino, pigiama.

Anche dalla quiete.

Sembrava che fuori fosse tutto morto.

Spinsi l’interruttore e l’abat-jour svegliò la camera.

Infilai i calzini antiscivolo, arrotolai i capelli puntandoli con una matita e mi piazzai di fronte alla scrivania, un piede per terra e l’altro sul cuscino della sedia.

Il mento appoggiato al ginocchio.

Compostissima.

Penna blu alla mano iniziai.

Tre quarti femminile, occhi semichiusi, parte interna delle sopracciglia rivolta in alto.

Espressione triste.

Fuori Ted e Linny iniziarono a fare un gran chiasso, e le foglie davanti alla mia finestra si mossero scomposte.

No…

Non poteva essere…

Jared aveva detto che ero al sicuro, che…

“Mi apri o devo massacrarti quei cani?”

Pensa tu.

Io mi preoccupavo per i vampiri ed avevo un licantropo attaccato al davanzale.

Aprii ridacchiando.

“Paul?”

“Spostati.”

Mi sistemai a lato della finestra.

Lui, braccia tese e piedi contro la parete, spinse forte con le gambe, facendo perno sulle mani.

Una specie di capriola silenziosa ed era in camera mia.

Atterrò quasi steso, un colpo di addominali mostruoso gli permise di non cadere.

Fu in piedi in un secondo.

Si guardò attorno curioso, poi mi inquadrò.

“Bel pigiama volpacchiotta.”

Rosolai nell’imbarazzo.  

Effettivamente il mio vecchio tutone di pile non era l’abbigliamento più femminile possibile, però, insomma…

Finsi disinteresse verso il commento.

“Cosa succede?”

“Come? Embry può passare a trovarti senza motivo e io no? Mi offendi piccoletta!”

Parlò con lo sguardo altrove e il tono serio.

“Pensa bene a quello che fai, crei casino se non sei chiara.

Te lo dico da amico, amico di Jad, ma comunque amico.

E adesso cambiati, dobbiamo arrivare da Emily subito.”

Cambiarmi?

Andare via?

“Sei pure sorda oltre che muta con me? O vuoi venire così?”

No, no…

Afferrai i jeans e lo guardai.

“Beh?

Tu mi hai visto no?”

“Paul!”

Paonazza, alzai la voce per un secondo, poi trasalii pensando a mia madre.

Mi contrassi automaticamente, gli rivolsi il palmo dritto e aperto in segno di attesa,  l’ indice imperioso si portò alle mie labbra per rimarcare il concetto.

Silenzio.

Silenzio.

Ancora.

Ok.

Lo guardai facendo un cenno di assenso.

Stava sorridendo.

“Sembravi pronta alla caccia, ricordami di dirlo al vecchio quando tutto sarà finito.

Ti aspetto di sotto.”

E balzò fuori.

Ma finito cosa?

Cavolo…

  

La vita rivoluzionata non era nulla.

Il terrore per i vampiri non era nulla.

Nessuno può capire il panico vero se non è mai stato in macchina con Paul.

Già a vederla non lasciava dubbi.

Un’auto bianca, sportivissima, con qualche decalcomania, quelle necessarie per renderla più aggressiva.

Bellissima, ma anche chiaramente fatta per l’alta velocità.

Arrivammo in un battito di ciglia.

Un battito corto.

Dovevo essere uno straccio, perché anche quel disgraziato mi chiese se stavo bene.

Glissai.

Appena fermi spalancai lo sportello e scappai fuori.

Lo sentii soltanto dire “Esagerata.”.

Fuori dal tormento l’aria mi pizzicava il viso.

Un bell’aiuto.

Respirai a pieni polmoni per scacciare la nausea.

Finalmente.

Poi…

Un rumore tremendo mi colpì.

Ringhi e tonfi.

Un combattimento?

Chi…

CHI?

Guardai in giro furiosamente.

Gli occhi saettavano ovunque.

Incrociai Jacob.

Trovai Emily.

Rividi Paul.

Dov’erano?

Dove stavano Jared ed Embry?

“Kim, tesoro, per fortuna sei qui.”

“Emy, cosa succede?”

“E’ un bel pasticcio, e questi testoni non mi aiutano per niente” fulminò i ragazzi per un istante “Dicono che tuo il guaio, tuo il rimedio.”

“Non ho detto proprio così, comunque il concetto è quello.” Paul.

“Scusa Kim, ma botte gratuite non ne prendo.” Jake.

Potevano parlare per ore, non li avrei ascoltati.

Si tiravano indietro?

Potevano sparire.

Sentivo soltanto i versi furiosi e gutturali che arrivavano da qualche punto all’interno del bosco.

“Dove sono?”

“Vieni Kim, ti porto davanti a loro.”

Potevo?

“Emily…”

“Non aver paura, dopo la trasformazione sono del tutto coscienti di chi hanno attorno.”

Ah.

“Ti riconosceranno subito e spero proprio che questo li fermi. Sta arrivando anche Sam, era fuori per la ronda.”

Non importa.

Continuavo a sentire quei rumori, quei lamenti, quei colpi.

La strattonai supplicante, volevo andare subito.

Jared, resta con me.

 

Ci lasciammo dietro gli altri due inutili personaggi.

Fifoni.

Le fronde mi passavano a un millimetro dalla faccia.

Camminavamo svelte nella penombra tra i tronchi neri.

Emily era sicura della direzione, io la seguivo a ruota, disorientata.

“Sono vicini.”

Lo avevo capito, i suoni erano sempre più forti, tremendamente chiari, tremendamente espliciti.

Il passo iniziava a rallentare.

Si girò verso di me.

“E’ schoccante vederli in questo modo, ma è anche meraviglioso.”

Meraviglioso?

“Sono l’espressione potente della natura Kim, lo sentirai.”

Non potevo pensare a questo ora.

“Spero che tu possa apprezzarlo meglio in futuro, ma per adesso devi sbrogliare quest’ impiccio.”

Era sinceramente dispiaciuta, ma non preoccupata.

Nessuno lo era.

Solamente io.

Perché?

“Sei pronta tesoro?”

Assentii, tormentata.

Gli alberi iniziavano a diradarsi, filtrava più luce.

Dio mio.

Li vidi.

Due fiere gigantesche, una bruno scura, dai riflessi ramati caldi sotto la luna.

L’altra grigia, argento vivo, con qualche chiazza nera sul dorso.

Erano maestosi.

Dei sorprendenti lupi enormi.

Bellissimi.

Se non fossero stati in procinto di attaccarsi ancora sarei rimasta ad osservarli per ore.

Ovviamente Emily aveva ragione. 


Segue Capitolo 28