White Flower - Capitolo 30 - Diversi

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Domenica 11 Novembre 2012 alle ore 20:23


Ma porca…

Maledissi ancora le mie ballerine.

Il fondo liscio mi faceva scivolare sulle foglie umide e sui sassolini della spiaggia.

Vedevo il grosso falò vicino.

Sentivo le loro voci.

Vivaci, calde.

Speravo solo che il battito del mio cuore non suonasse ai ragazzi chiaro come a me.

Quel pulsare frenetico nelle orecchie scandiva lucido i miei pensieri.

Percepii un altro rumore, vicinissimo.

Voltai la testa di scatto e sorpresi un piccolo scoiattolo rosso su un ramo accanto a me.

Sgranocchiava allegro un gheriglio di noce.

Buffo.

“Ciao piccolino.”

“Ciao piccolina.”

Trasalii.

Ovviamente il dolce roditore non poteva avere la voce piena di un lupo.

“Ciao.”

Troppa luce.

Si vedeva benissimo quanto ero rossa.

Jared era fermo davanti a me, con le braccia sistemate una sull’altra, poggiate sul petto.

Le gambe appena divaricate erano fasciate da jeans scuri che non gli avevo mai notato addosso.

Quindi erano nuovi.

Li avrei ricordati altrimenti.

Sicuro.

La maglietta grigio-azzurra contrastava con il tono dorato della sua pelle, la rendeva più intensa, unica.

Poi il viso… le labbra morbide… il suo sguardo che brillava per me.

Prima o poi mi sarei smarrita nel fondo nero di quegli occhi.

“Sei arrivata presto.”

Si muoveva lento, si avvicinava, si sporgeva obliquo, aggrappandosi al tronco un albero.

I volti vicini e i corpi lontani.

La sua bocca una calamita per me, piccolo soldatino di ferro.

“Sei bellissima.”

Bacio sulla guancia.

“Da mozzare il fiato.”

Osservavo il braccio sinistro ciondolare vicino al mio fianco, non potevo guardarlo in faccia.

Sapevo cosa sarebbe successo e davanti al branco completo sarei scoppiata di vergogna.

“Grazie.”

Tu non mozzi il fiato.

Tu sei necessario per respirare.

Sei perfetto, sei bello come quel fuoco che brucia tra l’azzurro e il rubino in riva al mare.

“Anche tu.” avvampai.

Si, ho il dono della sintesi.

Sorrise, battendo la luce del sole.

Intrecciò le dita alle mie e tirò verso di se, delicato.

“Andiamo, ti presento gli altri.”

Annuii lenta, ancora troppo presa dalla sua vicinanza, troppo legata a quella corrente che ci trascinava.

Lui restò immobile.

“Oppure preferisci rimanere qui?”

No no no.

Per la prima volta nella mia vita desideravo essere in mezzo ad altra gente.

Forse perché l’unica persona che avevo di fronte mi fissava come se fossi su un palco illuminato a giorno.

Come se fossi la sola degna di essere guardata.

Concedermi un attimo di debolezza davanti a quel sogno significava perdere completamente il senso della realtà.

Non ora, non qui.

Scrollai la testa risoluta.

“Ok, ma non credere di scapparmi.”

E si girò verso gli altri con la mia mano stretta nella sua.

Sorrisi felice al vento.

E chi scappa?

Il primo a vedermi fu Paul.

“Come siamo tutte in ghingheri volpacchiotta!

Non vorrai mica scatenare altre risse!”

Sperare in un aiuto da parte sua era evidentemente ridicolo.

“Dai stupido!

Smetti di darle addosso per una volta!

Direi che ne ha già passate di belle botte!”

Fu Jacob a strapazzare un po’ quell’arrogante.

Gli parlava e rideva.

Rideva!

Non lo avevo mai visto così sereno.

Il mio sguardo sbigottito non passò inosservato.

“Si piccoletta, oggi il giovane Black è un uomo felice, la sua mezza ragazza viene qui.”

La ragazza di Jake…finalmente.

“E’ inutile Paul.

Sarò tranquillo e contento, non riuscirai a farmi minimamente incazzare.”

“Quindi sarai di una noia mortale.”

Si punzecchiavano con naturalezza.

L’atmosfera rilassata mi travolse dolcemente.

Anch’io ridevo con loro.

“Hey Jad!

Non si usa più presentare la propria ragazza agli amici?

Devo arrangiarmi?”

Un ragazzo basso e massiccio arrivò di corsa e mi strinse la mano libera calorosamente, con entrambe la sue.

Ovviamente arrossii.

“Ciao Kim, io sono Quil!”

Viso tondo, capelli cortissimi e allegri occhi scuri.

Trasmetteva simpatia ad ogni gesto.

Ricambiai la stretta con slancio, sinceramente felice di conoscerlo.

Un ragazzino, praticamente nascosto dal solido corpo di Quil, mi fissava col braccio teso verso di me.

“Ciao, Seth!”

Aveva gli occhi più buoni del mondo.

“So che non ami parlare, e so che sei Kim, quindi a posto.”

L’affetto di quel palmo gentile contro al mio fu tanto e meraviglioso.

Un calore diverso.

Lo osservai.

Era il componente più giovane del gruppo, ma tutt’altro che esile, e probabilmente già in grado di trasformarsi in un magnifico lupo.

Un cucciolo coraggioso, doveva essere questo il piccolo Seth.

Gli sorrisi, colpita da tanta tenerezza.

“Sulla riva c’è Leah, mia sorella.”

Indicò una ragazza bellissima, con lo sguardo eburneo perso tra le onde.

“Non verrà a parlarle, vero?”

Jared la guardava mentre mi cingeva la vita.

“No, mi dispiace,” sospirò “ha ancora qualche problema con l’imprinting. Perdonala Jad.”

“Già fatto.” E gli stropicciò i capelli cacao.

Seth ringraziò con occhi e cuore.

Lontano da noi uno scarno gruppo di adulti parlava.

Tra loro una donna dallo sguardo duro e austero che ascoltava i due uomini mentre confabulavano, senza dare cenno di scomporsi.

Dalla sua maschera filtrava un’espressione dolorosa.

C’era qualcosa che ricordava mia madre in quel volto.

Uno degli altri due era sulla sedia a rotelle, aveva lunghi capelli neri e iridi scure guizzanti.

Il tono della carnagione era di uno splendido mattone acceso.

Gesticolava mentre cercava di spiegare quello che poteva essere un discorso importante.

Il terzo era un anziano dalla capigliatura nivea, una ragnatela di ricordi gli ricopriva il viso e le mani.

La fragilità del corpo non rispecchiava la forza reale che emanava.

Sorrideva e rispondeva, ma pareva avere altro in mente.

“Per la miseria Black!

Sento il fetore da qui!

Cerca di tenermela lontana stasera.”

Fetore?

Cosa intendeva Paul?

“E’ qui…”

Jacob pronunciò quelle due parole lontano miglia da noi.

E fuggì.

 

Attorno al fuoco mi sentivo a casa.

Tutti parlavano tranquilli, senza che fosse necessario il mio intervento.

C’era il branco al completo.

Sam, Emily, che appena arrivata guardò me e Jad con una espressione felice ed eloquente.

Paul, finalmente silenzioso, perché a bocca piena.

Seth, adorante e coinvolto.

Leah, assente e cupa come nessun altro.

Mi guardavo attorno stupita delle enormi differenze in quello stesso gruppo.

E mi godevo il mio Jared.

Era come un sogno.

Stavo lì seduta, completamente circondata da lui, dalle sue braccia, dal suo respiro.

Ogni movimento che facevo creava piccole scintille sulla mia pelle.

In un secondo tutto diventava  chiacchericcio incomprensibile e vuoto.

Non esisteva altro.

Il suo profumo era talco e resina fresca.

Mi portava alla terra, alla foresta.

A lui.

Poi tornavo nel mondo, e vedevo.

Vedevo Embry, che ci aveva salutati sbrigativo, lasciandosi sfuggire una nota più dolce per me.

Vedevo Bella, finalmente.

Aveva un fascino etereo.

Sembrava una ninfa dell’acqua, coi lunghi capelli castani che le scendevano mossi, pelle impalpabile e lattea, occhi caldi e profondi.

Veniva istintivo a chiunque proteggerla, gracile e spaesata com’era.

Non ero certa di aver capito bene, ma in pratica Jacob per quella ragazza stava sfidando tutta la sua buona fortuna, perché lei era l’amore corrisposto di uno splendido vampiro.

Chiaro il motivo per cui soffriva come un dannato.

Schoccante.

Di più non mi dissero.

Di più non chiesi.

Sentii un bacio sulla testa.

“Stai ascoltando?”sussurrò.

No.

Ero assorta.

Scusami.

Arricciai le sopracciglia in su e lo guardai.

Rise sommessamente.

“Tranquilla, anche io.

Potrai ascoltare l’anno prossimo.”

E mi cinse più forte.

Come si stava bene in quella stretta calda.

Billy, l’uomo dai lunghi capelli neri, era il padre di Jake, e stava raccontando la storia della nascita dei lupi, la lotta del comando tra Taha Aki e Utlapa, la forza della terza moglie.

Recepivo a tratti, mi sarei fatta spiegare tutto molto meglio da Emily.

“A che ora devi tornare?”

Diavolo!

Perdo sempre il senso del tempo quando sono con Jared!

Mi guardava aspettando risposta.

“Alle undici.”

“Allora andiamo.”

Si schiarì la voce.

“Hey, scusate, riaccompagno Kim, deve tornare a casa.”

Quasi tutti mi salutarono calorosi.

Paul sogghignava guardandosi i piedi.

Leah non si mosse.

Bella dormiva.

Embry sorrise costretto.

Mi alzai un attimo dopo di lui e ricambiai scarlatta il branco col gesto della mano, ignorando le reazioni diverse.

Jared intrecciò le dita alle mie e si diresse verso l’auto di Paul.

Aspettai un secondo, poi guardai l’orologio del telefono.

Le dieci e un quarto.

“E’ presto.” bisbigliai.

“Lo so.”


Segue Capitolo 31