White Flower - Capitolo 34 - Male

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Domenica 09 Dicembre 2012 alle ore 22:55


Embry era scomparso nella foresta per seguire Leah.

Io ringraziai che Jared non potesse leggere anche la mia mente.

-Jad è bravo a nascondere i vostri momenti più intimi,-  mi accarezzò la guancia -ma penso proprio lo faccia più per te che per me.-

Rise amaro e dolce.

Detto questo fuggì, lasciandomi interdetta, disorientata.

La mia mente urlava.

Urlava contro di me.

Diavolo.

Era vero.

Era tutto vero.

- Pensavi davvero che uno come Jared fosse ancora un verginello immacolato?

Ci credevi sul serio?-

Leah.

In fondo il problema non era averci creduto, era non averci neanche pensato.

Avevo soltanto deciso che dovesse andare così, perché il mio sogno voleva che fosse la prima volta anche per lui.

Stupida superficiale.

Illusa.

Sciocca bambina.

Qualcuno vuole aggiungere altro?

Tranquilli, non serve.

Potevo continuare ore, avrei trovato molti altri aggettivi negativi per descrivermi mentre picchiavo piano il pugno chiuso sulla fronte.

Ma dei passi alle mie spalle mi fermarono.

Mi arrestai col braccio a mezz’aria, sperando…

“Piccola cosa stai facendo?”

Si.

La sua voce.

La sua splendida voce.

Il suono mi avvolse cuore e gola in un caldo nodo vellutato.

Scattai indietro, rischiando di sbilanciarmi, per corrergli incontro.

Jared fece due passi avanti, temendo che cadessi prima di raggiungere il porto sicuro delle sue braccia.

Gli volai addosso, stringendo il suo collo e mettendogli una mano nei capelli.

Respirai un briciolo di lui per farmi coraggio.

E finalmente parlai.

“Scusa, scusa, scusa.

Io non…

Sono una sciocca, pensavo…

Cioè, credevo…

Ma non mi interessa.

Lo so che…

Insomma…”

Troppe cose.

O forse era una sola che non riuscivo a dire.

Fissò un secondo i miei occhi lucidi prima di baciarmi e mi circondò la vita carezzando la schiena col palmo aperto, caldo.

Le sue labbra morbide premettero comprensive sulla mia bocca confusa, e avvertii chiara la paura della delusione che poteva avermi inferto.

Quante volte potevo ancora pugnalarlo al petto?

Come sempre, si allontanò il minimo indispensabile prima di parlarmi.

“Ti amo Kim.”

Smisi di respirare.

“Ti amo, perché voglio, e perché è impossibile non farlo.”

Scostò una ciocca scura dal mio viso segnandone il contorno con la punta del dito.

Attesi il resto mentre il suo battito accelerava, avvicinandosi appena al ritmo del mio.

“Non sono capace di spiegartelo, perché è troppo grande da dire, ma se riesci a non pensare troppo alle cose che ti spaventano e guardi solo a quanto ti amo, vedrai che sarà più facile.

Non voglio farti male ancora.

Cioè, non volevo mai, però adesso sto imparando.”

Il suo sguardo si illuminò appena di un velo di lacrime.

No.

“No!”

Gli cinsi il viso tra le mani tremanti.

Vederlo piangere era una cosa che non avrei sopportato, e ancora meno sapendo che era colpa mia!

“Sbaglio io!”

Lo baciai, sfiorandolo appena.

“Sono io.”

 Strinse le palpebre, sapevo che voleva trattenersi, sapevo come stava.

“No… io…”

Appoggiò la fronte alla mia, legando i respiri.

Sussultò appena, ricacciando giù il groppo in gola.

Gli carezzai la guancia contratta e sospirai forte.

“Io…ti amo anche io.”

Le parole scivolarono dalle mie labbra sulle sue.

Una lacrima scese dai suoi occhi, bagnandomi le dita.

E poi sorrise.

Sorrise come se dovesse illuminare il mondo.

Sorrise riempiendo tutto.

“Sono smarrita…ho paura.

… di perderti.”

L’abbraccio si strinse attorno a me come una morsa meravigliosa, lasciandomi senza fiato, e senza nessuna necessità di trovarlo.

“Mai amore, non succederà mai.”

Cercò la mia bocca, impaziente e felice.

“Sono per te, la mia vita è per te.”

Toccò a me ridere e piangere come un’isterica di prima categoria.

Sapeva arrivare dritto alle corde del mio cuore come se lo avesse sempre fatto.

Come se davvero fosse nato per farlo.

“Ora che dici, andiamo dagli altri?”

Mi allontanai a stento da lui, di malavoglia, ma camminare così era decisamente scomodo.

Gli sorrisi mentre strapazzavo gli occhi con i dorsi delle mani, e annuii.

Dovevo essere raggiante, perché anche lui scintillò tra il verde degli alberi.

Un altro bacio.

Profondo e vivo.

Elettrico, per la gioia che irradiava.

Rimasi attaccata alle sue labbra fin quando la mia altezza lo permise, finchè si rialzò.

Lo sentii ridere di gusto mentre mi circondava i fianchi.

“Un passo dopo l’altro, o col cavolo che arriviamo in spiaggia!”

Lo guardai con falsa innocenza, mostrando un indignatissimo broncio.

Girò gli occhi al cielo, anche lui teatralmente, e schiarì la gola, concentrandosi per restare serio.

“La signorina desidera?”

Lo imitai, assumendo un fare spocchioso.

Arrossii all’istante, ma mi divertivo troppo.

Alzai la mano sollevando leggermente il mignolo.

“Camminare?”

Jared scoppiò in una risata fragorosa, come mille briciole di cristallo arcobaleno.

Poi si ricompose.

Chinò appena le spalle, indicando l’ampia schiena.

“Il suo cocchio.”

Sghignazzai coprendomi il viso coi capelli, nel frattempo mi arrampicavo sgraziata su di lui.

Mi afferrò saldamente da sotto le ginocchia e si raddrizzò, mentre gli circondavo le spalle.

“Comoda?”

Gli baciai il collo.

“Molto meglio.” E lo strinsi forte, per quanto potevo.

“Guarda cosa tocca fare…”

Il tono era serio, ma gli sentivo danzare il cuore.










Leah.

 

“Piangi, piangi, vedrai che va tutto bene se piangi.

Piccola idiota.”

Mormoravo rabbiosa mentre camminavo in mezzo agli alberi.

Avrei voluto trasformarmi in lupo, ma non potevo.

In quel momento ero troppo troppo incazzata, e non avrei trattenuto i pensieri.

Avevo ragione e lo sapevo.

Se il ragazzo che ami ti contraccambia vedi almeno di non rompere, perché poi te le cerchi.

Magari avevo esagerato un pochino, però…

Cavolo, cosa pretendono?

Mi trovavo infognata in una vita che odiavo, una piazzata ogni tanto era il minimo davvero.

Poi mi vedo una che ha paura della sua ombra far star male Jared perché…boh!

E lui la ama!

La ama!

Ti ama, razza di ingrata!

Davvero supponevano che io riuscissi a passare sopra a una situazione del genere?

Mi fermai a gambe divaricate, puntando i pugni sui fianchi e buttando lo sguardo oltre le cime degli alberi.

“Mai una cosa facile vero?” gridai contro il cielo.

Chiusi gli occhi sospirando.

Mi sedetti su un’enorme tronco spezzato, gomiti sulle ginocchia e mani nei capelli.

“Evidentemente no.” sussurrai.

“Eh no, sei specializzata.”

Tirai indietro la criniera disordinata col braccio per vedere, ma non serviva, avevo riconosciuto la voce.

“Ah beh, il nostro eroe.

Ci mancavi anche tu.”

“Leah, lo sai che sei stata tremenda, non se lo merita.”

“Non si merita neanche un ragazzo come Jad, però ce l’ha, e per sempre.”

Che amarezza.

“Come lo sopporti Embry?”

Calciò un sasso, mentre teneva le mani in tasca.

“Tengo insieme i pezzi, cerco di usare la testa e non il cuore, e spero solo che prima o poi passi.”

“Ti comunico che è impossibile non usare il cuore, e a passare ci mette un sacco, quindi preparati a notti insonni e a dolore fisico mio caro, perché non sarai esonerato da niente.”

Gli sputai in faccia il mio mondo.

Era così da un po’, da troppo.

“Per te è stato peggio, lo so.

Tanto tempo con lui, poi l’imprinting con una persona così vicina, e ancora tuo padre.

Io non so come fai tu Leah, davvero non lo so.”

“Faccio che passo per stronza e rompipalle.

E il bello è che non serve a niente, perché soffro come una bestia lo stesso.”

“Beh, sei un po’ bestia.”

Sorrisi.

“Cretino.”

Una risatina isterica e poi di nuovo il cupo bruciore della rabbia.

Ormai avevo un’ulcera al posto del cuore.

“Em… perché non vuole me?”

Sentivo una gran voglia di piangere, ma da quando era morto papà avevo esaurito la scorta di lacrime per una vita.

Embry mi si piazzò di fianco e mi abbracciò.

Quasi mi diede fastidio sul momento.

Non ero abituata al calore umano negli ultimi tempi.

Seth ci aveva provato a coccolarmi, ma non lo volevo vicino.

Lo avrei portato a fondo con me, quando in realtà poteva essere felice con altri.

Nascosi il viso nelle mani.

“Perché?” dissi.

“Perché doveva essere così, siamo noi gli imprevisti Leah, quelli che non dovevano intromettersi.

Siamo le loro seconde scelte probabilmente.

Se non esistesse l’essere perfetto sarebbero con noi.”

Consolante.

“Mi stai dicendo di ucciderla?”

“Cosa?”

“Scherzo, coglione.”

Rise e mi appioppò uno scappellotto coi fiocchi.

“Non ammazzeremo nessuno, principessina, e ci cercheremo i nostri di imprinting.

Andremo avanti, io senza Kim e tu senza Sam.

C’è anche la nostra mezza mela da qualche parte, no?”

“Mah…Spero di non marcire nel frattempo.”

“Naa, non corri percolo, così acida ti conserverai in splendida forma per un bel pezzo!”

“Razza di…”

Scappò lontano prima che lo colpissi in pieno stomaco.

“Sei lenta Clearwater!”

“LENTA IO?

Vuoi veramente farmi incazzare!”

Ero dannatamente veloce, la più veloce di tutto il branco.

“Corsetta?”

“Non chiedo di meglio Call.

Però sappi che resterai l’eterno secondo!”

Abbassò il viso per guardarmi con aria di sfida.

“Sei sicura?”

E scattò in avanti, verso di me.

Fece un balzo altissimo per poi trasformarsi sopra la mia testa.

“Presuntuoso.”

Mi scagliai verso di lui, mutando in salto.

Gli atterrai quasi addosso.

Eravamo lupi, a pochi centimetri l’uno dall’altra.

-Pronta seconda scelta?-

-Pronta, lurido scarto!-

-Via!-

E nonostante fosse stato lui a dare il via gli ero davanti dopo poche falcate.

Ero la più veloce del branco.

Punto.


Segue Capitolo 35