White Flower - Capitolo 36 - Anestesia

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Domenica 09 Dicembre 2012 alle ore 23:00


Vidi Edward lanciarsi contro una figura incappucciata.

La vidi piantargli una mano nel petto granitico come fosse burro.

Volò sul pavimento di pietra intarsiata in uno schianto.

Vidi Bella, scagliata in un attacco furibondo, gettata a terra col semplice gesto di una mano.

Vidi Seth ringhiare contro la sagoma oscura, e balzargli addosso.

Un fulmine d’oro.

In un secondo era riverso al suolo con lo sguardo inanimato.

Vidi Jared caricare.

Gli vidi le fauci spalancate, pronte all’assalto, pronte alla stretta mortale.

Il nemico sconosciuto non indietreggiò.

Gli bastò un pugno stretto in aria e il lupo cadde.

Vidi il corpo bruno annientato.

Vidi una pozza di sangue scuro che si allargava sotto il suo manto.

Sgranai gli occhi nel buio senza respirare.

Cercai un grido, uno sfogo.

Non mossi un muscolo.

Il sogno era vivido e possibile.

Odio odio odio, diavolo.

Odio i sogni.

 

Mi alzai prima di Emily, prima di tutte.

Avevo arrotolato le lenzuola mille volte prima di arrendermi,  prima di decidermi a capire che non avrei più dormito.

Lavai il viso con l’acqua fredda per riprendermi al meglio dalla nottataccia.

Una spazzolata veloce ai capelli e un’occhiata furtiva allo specchio.

Ero spenta.

Ovvio.

Infilai una maglietta e i pantaloni corti della tuta, poi uscii.

Fuori era caldo.

Umido.

Sentivo l’aria appiccicosa.

Sembrava volesse opprimermi più di quanto non facessi da sola.

Camminai a testa bassa finche un aroma pieno e nero mi colpì.

Caffè.

Profumato da impazzire.

Jared lo adorerebbe.

Una piccola stretta al cuore, poi entrai.

Il bar era piccolo, intimo, bollente.

Ordinai un espresso respirando a pieni polmoni la fragranza del locale.

La signora mi sorrise cordiale.

La osservai rapita.

Era una donna robusta, col viso pieno, immediatamente simpatico.

Aveva gli occhi grandi, verdissimi e lucenti.

Le labbra morbide, contornate da piccole rughe, rivelavano l’età, rimarcata dal colore argenteo dei capelli.

Non era bella, ma emanava un alone forte e dolce.

“Di dove sei mia cara?” chiese in inglese stentoreo.

“America.”

“Bellissima.”

Allargò le labbra ancora, mentre mi metteva davanti una piccola tazzina fumante e serviva altri clienti.

Il profumo mi avvolse deciso, sensuale.

Chiusi gli occhi e lasciai invadere i polmoni.

“E’ come un amore” disse piano“ti lega a se.”

Un amore.

Si, Jared lo avrebbe adorato.

Bevvi assaporando il gusto ricolmo.

Lasciai l’acqua.

Volevo mantenere quel sapore vivo in bocca e nella mente.

Appoggiai i soldi sul banco e mi voltai.

La barista mi guardava.

Ci scambiammo una lunga occhiata e, a modo mio, le spiegai molto.

O quantomeno lei capì.

Nascosi le lacrime e mi allontanai.

Tornai in albergo sperando che le altre fossero sveglie.

Volevo andarmene.

Volevo partire.

Aprii la porta della camera silenziosa.

“Era ora vagabonda!”

“Dove diavolo eri finita?

Non ti si può lasciare un attimo!

Pensi di liberarti di noi, eh, bestiola?”

Ok,  Sarah era alzata, e Rachel assolutamente sveglia.

“Scusate, stanotte ho dormito poco.

Sono uscita a prendere un caffè.”

“Lo so che non hai riposato. Ti ho sentita rigirarti.”

Emily era dietro di me, appoggiata allo stipite della porta.

“Sono uscita a cercarti.”

Abbassai le palpebre.

Mi dispiace amica mia.

Voltai il busto e la abbracciai per la vita.

“Perdono.

Avevo bisogno di aria.

Tempo.”

La sua mano scompigliò i miei capelli lunghi.

“Lo so tesoro.

Adesso preparati, si parte subito.”

Mi staccai da lei.

Subito?

“Ho chiamato il noleggio e ci hanno già confermato l’auto per tre giorni.

E’ una Golf.”

“Sarah, cavolo!” proruppe Rachel.

Io sorrisi.

Una Golf .

Come quella di Jacob.

L’aria si raffreddò, congelando i respiri.

Lo pensammo tutte.

“Non hanno telefonato vero?” chiesi.

Nessuna risposta.

Male.

Passai alla domanda successiva, meno vitale.

“Ha chiamato Billy?”

“Si,” Rachel scostò lo sguardo “ho già parlato con papà.

Per quel che serve.”

Tacque un secondo.

“Fratello stupido.”

Deviai per quello che potevo.

Cioè poco.

“Siamo sicure che siano a Volterra?”

“Kimmy non siamo sicure di niente, ma hanno detto così, ed è l’unico riferimento che abbiamo.”

“Si,” aria “ si.”

Lo ripetei a me e a loro.

“Su! Muoversi!”

Emily battè le mani forte, facendomi sobbalzare.

“Valige e partenza!”

Partenza.

Già.

Abbiamo dei lupi che ci aspettano.

 

 

Controlling my feelings for too long
Controlling my feelings for too long
Forcing our darkest souls to unfold
And forcing our darkest souls to unfold
And pushing us in to self-destruction
Pushing us in to self-destruction

And they make me
Make me dream your dreams
And they make me
Make me scream your screams

Trying to please you for too long
Trying to please you for too long
And visions of greed you wallow
And visions of greed you wallow

Controlling my feelings for too long
Controlling my feelings for too long
And forcing my darkest souls to unfold
And forcing my darkest souls to unfold
And pushing us into self-destruction
And pushing us into self-destruction

And they make me
Make me dream your dreams
And they make me
Make me scream your screams

 

“Showbiz” Muse

 

Il viaggio sembrava infinito.

Avevo esasperato il lettore mp3 con la stessa canzone.                         

Sempre quella.

Sempre.

Sempre.

Tenevo gli occhi chiusi per non far fuggire le lacrime.

Coi pensieri non riuscivo.

Tornavano indietro.

Alla spiaggia, agli abbracci.

A tutti i baci, teneri o roventi, a tutti quelli che ancora gli volevo dare.

Poi rivivevo il sogno e mi si lacerava il cuore.

Sangue.

Quello dei Cullen.

Del branco.

Il suo. Dio mio.

Spinsi le dita nelle tempie pregando che non esplodessero.

Sarah mi prese la mano dal viso e la cinse.

La guardai un istante, poi distolsi ancora lo sguardo.

Non disse niente.

Non avevo nulla da dire.

Ricambiai forte la stretta.

Era l’unica cosa che potevo fare.

Sospirammo all’unisono.

“No, ma siete belle!”

Petulante fino al fastidio, ma vitale come la luce.

Rachel si era girata indietro verso di noi e ci osservava.

“Quando avete finito di fare la tragedia anticipata degnatevi di guardare fuori.

E comunque siamo praticamente arrivate, grazie a un pilota esperto e…disinvolto?”

Emily rise.

“Si Black, si.

Ho la guida un filo sportiva.

Però ha i suoi vantaggi se vediamo le mura volterrane già adesso.”

Le mura.

Volterra.

Era tutto troppo vero.

Alzai il volume delle cuffie fino a farmi esplodere i timpani.

Volevo sentire solo musica.

Rabbiosa e disperata.

Sogni.

Grida.

Lacrime.

Strinsi ancora la mano di Sarah, aspettando che la macchina ci portasse all’inferno.

 

“E adesso?”

“Adesso boh Rachel, non lo so.

Non so cosa cercare e dove.

Possiamo provare a chiamarli ancora, ma sappiamo perfettamente che se sono trasformati è inutile, se sono nei guai idem.

Per i Cullen stessa cosa.

Se non hanno risposto fin’ora non so cosa potrebbe essere cambiato.”

Seduta in auto con lo sportello aperto e i piedi per terra mi astenevo dal dialogo.

Tenevo la testa a due mani e puntavo i gomiti alle ginocchia.

I capelli ricadevano in avanti, neri, fitti.

Una piccola notte tutta mia.

Buio e musica.

Un’anestesia personale.

Sentii vibrare qualcosa nella tasca.

Presi il cellulare per leggere il messaggio, sorreggendo il capo con un palmo solo.

Numero sconosciuto.

-Ti amo. J.-

Mi alzai di scatto urlando.

Mio Dio!

Era vivo!


Segue Capitolo 37