White Flower - Capitolo 37 - Sole

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Domenica 06 Gennaio 2013 alle ore 17:52


Without you
Life does not make sense
Without you by me
Why did you go
Without you
All my lines will bend
I fall without you

Like dirt above
And sky below
Like this you turn me
Why did you go
Like all my lines will bend
You break my fall

 

“Beasts” Carpark North

 

Ricevemmo tutte lo stesso sms, cambiava solo l’iniziale della firma.

Lo stesso numero.

Ignoravamo di chi potesse essere.

Dopo pochi minuti ci chiamò Sue Clearwater, dicendo che Leah e Seth le avevano scritto di amarla tanto da un telefono che non conosceva.

Niente di più.

Come per ognuna di noi.

La mia certezza si stava sgretolando.

Erano bordate di confusione.

Poteva essere un messaggio di Jared, un guizzo di romanticismo, ma gli altri?

Tutti uguali?

E poi nessuno di loro si firmava in quel modo.

Anzi, nessuno di loro si firmava di solito, perché scriveva col proprio cellulare.

Potevo impazzire passando dalla gioia alla disperazione.

Quelle poche parole erano un baratro di significati.

Era forse l’ultima concessione di un condannato a morte?

Funzionava così tra i vampiri?

Merda.

Adesso ero davvero spaventata.

Più di prima.

Non parlavamo.

Non una parola.

Tutte chiuse nei nostri pensieri arroccati.

Sollevai lo sguardo verso la torre dell’orologio.

Quasi l’una.

Dove sei amore?

Dove diavolo sei?

Mi rifiutavo di credere.

Lo rifiutavo e basta.

“Dobbiamo muoverci.”

Emily parlò per riportare un goccio di normalità…si, normalità.

“Cerchiamo qualsiasi cosa, qualsiasi.

Da persone con morsi al collo a scarpe distrutte per una trasformazione troppo improvvisa.

Ogni indizio è sacro.”

Respirai come fanno i condannati a morte.

Come se fosse l’ultima volta.

Guardai Sarah vedendo il riflesso cupo dei miei occhi.

La sua risposta fu una leggera scrollata di capo.

“Dai, nere comari.

Venite a cercare qualche traccia con noi?”

Il capo chino di lato a sbirciare in macchina, le vidi un ciuffo rosso che dondolava davanti agli occhi, l’espressione piena,viva fino al midollo.

“Veniamo Rachel, ma non fare troppo caos.

Sarebbe…mi darebbe fastidio.”

Le parlai a testa bassa, ero stata acida e decisamente ingrata.

“Eh, cara Kim, probabilmente oggi mi darei fastidio anche io!”

Sarah rise dietro di me, e io mi lasciai trascinare da quelle due sciocche.

Appoggiai la fronte alle punte delle dita mentre mi sfuggiva un sorriso.

“Sei tremenda.”

Rachel fece un’espressione compiaciuta mentre si pavoneggiava.

“Ridono mia cara, ridono tutte e due!

Sapresti fare di meglio?”

Che ridicola!

Guardava Emily con una buffissima aria di sfida.

Ma lei non rispose.

Aveva lo sguardo puntato verso una cima merlata.

Era stralunata e rossa in viso.

“Io…”

“Emy.”

Le corsi incontro per scuoterla da quel torpore.

Cercai di vedere anche io quello che stava osservando lei, ma il sole mi accecò prima che potessi scorgere qualcosa.

Le afferrai le spalle per farla riavere.

Era come ipnotizzata dalla luce.

“Io credo di si.”

Tese leggermente le labbra senza perdere l’obbiettivo neanche per un secondo.

“Credo di si cosa?”

Non riuscivo a capire.

Allungò il braccio puntando il dito verso la torre di pietra che aveva di fronte.

“Credo di saper fare di meglio.”

Sorrise.

Sorrise tanto da sembrare folle.

“Guarda Kim.”

“Emily…”

“Kim. Guarda sul culmine del tetto.”

“Ma…”

“Guarda!”

Strinsi gli occhi verso quel punto troppo illuminato.

Non vedevo.

Era tutto un velo radioso di ombre.

Non c’era…

Oh diavolo!

“Lo intravedi Kimmy?

Eh?

Lo vedi anche tu?”

Scattai.

Iniziai a correre, impazzita.

“Kim Aspetta”

“Dove va?” Sarah.

“Che cavolo ne so?” Rachel urlò da dietro le mie spalle annaspando.

“Non l’ho mai vista correre così, e non me la perdo sicuro!”

Emily stava al passo.

Aveva la falcata sicura, sciolta.

Gli occhi erano un fuoco di emozioni.

Sapeva di aver visto bene, e io lo avevo confermato con la mia reazione.

I capelli lunghi mi frustavano le guance e l’ansia mi faceva ansimare.

Era un lupo.

Sopra quella torre c’era il profilo nero di un grosso lupo.

Le mie gambe si piegavano da sole in passi troppo ampi per me.

Era la mia impazienza a comandare.

Avrei saltato il mondo in un balzo per lui.

Sarah e Rachel erano appena dietro di noi.

“Kim” Sarah aveva il fiato corto “dove andiamo? Perché?”

“Il torrione!” gridai.

Indicai vessillo sulla cima, in mezzo al sole.

Eravamo sempre più vicine, la splendida fiera era riconoscibilissima ora.

“Porca vacca!”

Sorrisi.

Anche Rachel aveva individuato la forma.

“Dimmi che è vero!”

“Si Sarah, è vero.”

Emy rispose mentre correva.

Era elegante da morire.

Sembrava ballasse sui ciottoli senza sforzo.

Io ero molto più sgraziata, ma efficace per la smania.

Dovevo spingere il mento sempre più in alto per vedere il termine degli smerli.

Ma non lo potevamo perdere mai d’occhio!

Fin quando lo avremmo visto dovevamo andargli incontro.

“E’ vicino” sussurrai “è qui vicino.”

Le case ci sfrecciavano a fianco coi loro mattoni ocra.

Ogni tanto coglievo una formella in ceramica con simboli sacri.

Erano maioliche bianche e blu, incastonate nei muri antichi.

La zona era tutta medievale, conservata come un piccolo tesoro.

Guarda, ma corri.

Non ci si ferma per niente e nessuno.

Avevamo il respiro mozzato tutte, ma la velocità non calava di un briciolo.

Arrivammo in un piccolo spiazzo ottagonale, con i sanpietrini di tre colori differenti.

Poche finestre si aprivano sulle pareti attorno, con grosse grate di metallo pesante per protezione.

Un grave portone di legno istoriato era l’entrata del palazzo di fronte a noi.

Era a due ante, con grosse cerniere in ferro battuto, molto lineari, ma di evidente foggia pregiata.

Mi avvicinai con cautela, ancora ansimando, per osservare gli intagli da più vicino.

Toccai i rilievi incantata.

Le mie dita lisciarono la superficie ancora bella e curata, sembrava protetta dal tempo.

Un vescovo sullo scranno regale, una bandiera a tre stemmi.

Corone e calici.

Seguaci e cadaveri.

Avrei voluto capire di più.

O forse no.

“E’ qui.” mormorai “E’ sicuramente qui.”

“Allora cosa aspettiamo fuori come quattro oche?” Rachel si mosse veloce verso di me.

“Fermati!”Emy le strinse un braccio bloccandola.

“Non sappiamo chi o cosa c’è là dentro.

Se fosse una trappola?”

“Ma il lupo sulla torre?”

“Sarah i nostri ragazzi non sono gli unici licantropi al mondo, e i vampiri sono molto furbi.”

Gli occhi nocciola si fecero più spenti, atterriti.

“E allora perché siamo corse qui?”

La sua voce tradiva le lacrime imminenti.

Stavolta non le mie.

Emily tacque.

Nessuna più di lei voleva sapere perchè.

Rachel scrollò violenta la spalla per liberarsi dalla presa dell’amica.

“Io entro.”

“Rachel…”

“Rachel il cazzo Emily.

Se là dentro ci sono i due uomini più importanti della mia vita pensi di potermi fermare?”

I suoi occhi lampeggiarono di rabbia e istinto.

La sua espressione non era mai stata così ferma, dolorosa.

“Scusatemi. Devo.” un soffio.

Mi rimestò il petto.

“Ripeto, io entro.”

La guardai.

Guardai le altre.

“Entro anche io.”


Segue Capitolo 38