White Flower - Capitolo 38 - Dolce

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Domenica 06 Gennaio 2013 alle ore 17:53


What if I wanted to fight
Beg for the rest of my life
What would you do?
You say you wanted more
What are you waiting for?
I'm not running from you (from you)

Come break me down
Bury me, bury me
I am finished with you
Look in my eyes
You're killing me, killing me
All I wanted was you

I tried to be someone else
But nothing seemed to change
I know now, this is who I really am inside.
Finally found myself
Fighting for a chance.
I know now, this is who I really am.

 

“The Kill” 30 Seconds to Mars

Sospirai.

Rachel alle mie spalle annuiva.

Sentivo Sarah respirare forte e incerta.

Emily scuoteva il capo. “Troppo rischioso ragazze.” Sembrava piangesse, lacerata dal dubbio. “Troppo.”

“Staremo attente.” dissi.

Attente contro cosa? Vampiri affamati e licantropi ostili?

Sapevamo essere tanto attente?

Bah.

Appoggiai il palmo al legno e calcai piano.

Sentivo gli spigoli dei rilievi pungolare la mia pelle.

La porta emise un cigolio cupo, discontinuo e si mosse morbida sotto la mia ridicola spinta.

Oliata e pulita.

Le due ante si scostarono, lasciando passare aria.

Mi aspettavo odore di chiuso, quel marchio di vecchio e stantio che si avverte sempre nei palazzi antichi, invece no.

Proprio no.

Un refolo di corrente fresca e profumata.

Un odore dolce, intenso, acceso, senza essere nauseante.

Mi sbilanciai avanti con tutto il corpo aprendo completamente la via.

Rachel dietro di me non si mosse, credo anche lei stregata dal quell’aroma inaspettato.

Senza abbandonare la porta con la mano, feci un passo, ascoltando le mie suole di gomma stridere sul marmo lucido.

Solo allora Rachel mi si affiancò fissando li buio del lungo corridoio.

“Kim non sei costretta.

Entro anche da sola.

Aspettare il buon viandante che ci rivela se è o meno una trappola…

No, grazie.

Tanto cosa cambia?”

Mi guardò con gli occhi neri colmi di tristezza.

“Se loro sono morti non posso sopravvivere.”

Sorrise dolcemente.

“Credi di costringermi?”

Evitai il suo sguardo in quel momento.

“Come se non ci fosse anche Jared qui dentro.”

Mi piazzò un braccio sulle spalle, lasciando ciondolare la mano davanti al mio petto.

“E allora saremo due pazze invece di una sola.”

“Fai tre.”

Sarah si avvicinò ancora poco convinta, comprensibile.

Come immaginare di rimanere ferma fuori da quella torre pensando ad Embry tanto vicino?

Le porsi la mano da dietro la schiena e lei la afferrò.

“Credete davvero che io vi aspetti qui?”

Lo sapevo.

Emily non poteva abbandonarci.

“E’ stupido,” fece un passo “incosciente,” due “forse anche inutile,” tre “ ma voi non ci andate lì dentro senza di me.”

Si fermò al nostro fianco.

Rachel le baciò una guancia.

“Sei stupida quanto noi.

L’amore rincretinisce.”

Oh si.

Inspirai profondamente ad occhi chiusi.

“Vi prego, entriamo.”

Nessuna aggiunse niente.

Varcammo la soglia in blocco, e l’apripista ero stupidamente io.

Lentamente superavamo oggetti di ogni genere.

C’erano busti di bronzo fuso e lampade liberty.

Cassettiere ricche di elaborati intarsi lignei che dovevano costare una vera fortuna.

Quadri dal barocco ai Fauves, da croste a opere di mirabile fattura, e in tante avevo quasi l’impressione che ricorressero gli stessi visi.

Assurdo.

“Kim non respiri.”

Aprii bocca, ma non risposi.

“Kimmy.”

Piano sciolsi la voce.

“Sarah, è tutto così…così…”

La sentii ridacchiare.

“Facciamo che ne riparliamo quando e se ne verremo fuori intere, ok?”

“Si, si, certo.”

Ma i miei occhi correvano ovunque, alle pareti affrescate, ai gessi antichi, alle sedie foderate con eleganti broccati.

Era tutto meraviglioso.

“Beh, almeno una è nel suo elemento.”

Rachel brontolò buffa.

Si.

Avrei passato giorni ad osservare, studiare e disegnare in quel luogo.

Arrivammo di fronte a uno specchio enorme.

Riempiva tutta la parete in altezza, ed era egualmente largo.

Nei punti più stretti la cornice era almeno una ventina di centimetri, raggiungendo forse il triplo al centro del lato in alto. Il legno era lavorato finemente, cesellato alla follia, dorato con abilità . Ogni ricciolo era un capolavoro in se, e le volte in cima racchiudevano piccoli putti curiosi.

Il vetro era laminato in argento, lo rivelavano le bolle ossidate nere come la pece e la lucentezza nei punti ancora sani.

Una bellezza simile avrebbe lasciato senza parole chiunque.

“Se cade questo porta sfiga per trent’anni almeno!”

Sentii il rumore di uno scappellotto e una risata.

“Auh!”

“Non si dicono le parolacce Black!”

“Disse mano pesante Emily.”

Sorrisi vedendo la scena dallo specchio, senza smettere di fissarlo.

Una folata.

Forse una corrente fluita dalla porta aperta.

I capelli di Emy si mossero in maniera irreale per un secondo, e il profumo dolce tornò forte a invadere l’aria.

Avevo intravisto un’ombra?

No…non credo.

Ma afferrai la mano di Sarah e mi affrettai a proseguire.

“Kim cosa succede ora?”

“Niente,” mentii “rivoglio ciò che mi spetta.”

“Parole sante sorella!”

“Rachel non urlare.”

“Si donna Alfa.”

Il mio passo era veloce, ma spaventato ad ogni svolta, ad ogni specchio.

Ce n’erano ovunque.

Grandi e sempre elaborati.

Arrivammo davanti a un’enorme elisse asimmetrica, con la cornice in oro battuta a martello.

I contorni erano irregolari e taglienti.

Un non finito magistrale.

Era spaventoso.

Avevo l’impressione che dovesse staccarsi dal muro e mozzare la testa a tutte con quelle lamine acuminate.

Dio mio che immagine mostruosa.

Poi accadde ancora.

Stavolta furono i capelli di Sarah a volare animati da un turbine impossibile.

Eravamo lontane dalla porta e le finestre erano chiuse.

Chiusi gli occhi terrorizzata, mentre la fragranza delicata si diffondeva più forte di prima.

Non potevo sentirla solo io.

“Emy…”

“Si, è tornata ancora, come un vento di fiori.

State bene ragazze?”

“Si.”  –per ora- lo pensai solo.

“Si” Rachel.

“Sarah?”

“Sarah?” chiese ancora Emily.

Mi voltai a guardarla.

Gli occhi nocciola erano sbarrati, vacui.

“Sarah rispondi.”. Le scrollai il braccio fissandola. Nulla.

“Sarah!”

Stavo gridando.

Rachel era già dietro di me, con la schiena contro la mia.

“Chi cavolo c’è?”

Emy si stava avvicinando a noi cautamente porgendoci una mano.

“Avanti, non essere spaventata, non c’è niente…”

Sentii le dita della mia amica come morte nella mia stretta.

Le sentii scivolare via.

E urlai.

Urlai con tutta la paura che avevo in corpo.

Con tutte le lacrime che accorrevano.

Rachel mi afferrò il polso appena in tempo mentre Sarah veniva scaraventata via da una forza incredibile.

Andò a schiantarsi contro una vetrina piena di porcellane.

Una bianca nevicata di lame le piovve addosso riempiendola di tagli.

Le corsi incontro cadendo a carponi sulle macerie affilate, ferendomi mani e ginocchia.

“Tesoro stai bene?

Fiamma?”

Piangevo mentre tiravo via i cocci aguzzi.

“Smettila, dai, non ci crede nessuno...”

Singhiozzai forte.

Jared dove sei… Ti prego…

La sentii mugolare da sotto i pezzetti bianchi, lucidi e insanguinati.

“…Kimmy…”

“Si!” mi asciugai il volto con una manica.

“Sono qui! Tesoro sono qui!”

Respirai a fatica

“Aiutami.”

Parlò piano, ma chiaramente.

Trovai la mano e la afferrai trascinandola delicatamente, per non graffiarla più a fondo.

“Ragazze sta…”

Ma non terminai la frase.

Appena mi girai vidi Emily e Rachel che stavano indietreggiando davanti una donna alta, sinuosa, incredibilmente bella.

La carnagione pallidissima risaltava nell’abito cremisi cangiante che fasciava il corpo perfetto.

Bocca carnosa, dita affusolate, vita stretta.

I capelli erano lunghi, color del fuoco vivo, lo stesso degli occhi.

No!

“Ma che gentili.” Sibilò.

“Sangue fresco già servito.”

La voce era come il miele, i denti come pugnali.

Le bastò una spinta per sbattere a terra Emily, un solo, leggero tocco.

La lasciò stesa sul marmo, innaturalmente ferma.

Sussultai in preda al panico, e Sarah prese a tremare.

“Non così…”

Sentivo la rabbia di Rachel montare, la vedevo contrarre i muscoli, serrare i pugni, per quel che valeva.

“Non così…” ripetè.

Sollevai del tutto Sarah dalla ceramica frantumata e la abbracciai, distrutta.

“Scusami,” biascicai tra le lacrime “scusami tanto.”

“Vattene schifoso mostro!”

Rachel gridò ira pura.

Gli occhi impazziti, le guance tirate come in un ringhio.

“Vattene via!”

Le fu addosso in un istante.

“Non credo carina.” disse giocando coi suoi riccioli neri a un centimetro dal viso ambrato.

Il tono era dolcissimo, maledettamente appiccicoso, terrificante.

“Anzi, credo che oggi assaggerò qualcosa di nuovo.” e le sfiorò il volto con la lingua.

Inspirò l’aria gustandola profondamente, alzando la testa.

Rachel ne approfittò.

Le sferrò un pugno allo stomaco smuovendola appena.

Il rumore di ossa umane sbriciolate mi fece inorridire, i lamenti mi annientarono i nervi.

La vampira rise divertita e in un secondo le afferrò il collo, attaccandola al muro.

Un movimento fluido, troppo veloce da vedere, ed erano a un respiro l’una dall’altra.

“Loro moriranno tutte entro oggi, ma tu le vedrai soffrire prima di te.

Sarà lento piccina, atroce e doloroso.

Sarà straziante, mi implorerai di smettere, mi pregherai di renderti come me.”

“Mai…” disse senz’aria.

“Oh si, lo farai,” le soffiò in faccia “lo chiederai per smettere di tormentarti, e lo chiederai dopo aver visto cosa faremo alle altre.”

Mi guardò leccandosi le labbra morbide.

“Tu sai di buono bimba d’oro.”

Tremai di terrore e rabbia.

Eravamo andate incontro alla morte da sole.

“Sarai la prima.”

Posai Sarah a terra, e guardai il mio destino incombere mentre piangevo.

“Non azzardarti a toccarla, lurida puttana bianca.”

Ti prego…


Segue Capitolo 39