White Flower - Capitolo 39 - Stupide

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Domenica 06 Gennaio 2013 alle ore 17:54


La vampira tentennò.

Jared mi sfrecciò a fianco in un lampo.

“Non azzardarti ho detto!”

In un balzo altissimo raggruppò le gambe al petto e distese le braccia.

Un ringhio furibondo mascherò lo scoppio del lupo.

Con una zampata l’enorme fiera bruna colpì il fianco del mostro, lacerando la pelle, scoprendo le ossa.

“Bastardo!” la donna gridò odio e dolore, incredula “Maledetto cane bastardo!” e scagliò Jared contro lo specchio ellittico, facendo cadere entrambi.

Il frastuono dell’enorme vetro spaccato sulla sua schiena, una pioggia di frantumi arcobaleno tra il sangue.

Dio mio…

Embry sbucò dal nulla alle spalle della vampira, afferrandole il collo e i polsi.

I loro visi erano vicinissimi.

“Morirai.” le mormorò all’orecchio “Guarda la paura nei loro occhi, perché per questo morirai.”

Feci per avvicinarmi.

“Ferma Kim.”

Passi rapidi alle mie spalle, e dal buio comparve Paul.

Guardò Rachel a terra, ma non riuscì neppure a toccarla.

Un enorme vampiro bruno gli fu addosso silenzioso, inesorabile.

“Come la metti ora pulcioso?” rise beffardo.

Paul gli afferrò una gamba e con un movimento fulmineo la spezzò di netto.

Lo schiocco… orribile.

L’uomo gridò e abbandonando la presa cadde a pochi centimetri da me.

Respiravo a fatica e Jared si rialzava troppo piano.

“Arriveranno altri,” sogghignò la donna “vedrete che…”

Un colpo secco, come una sciabolata nel legno fresco, e la testa dai lunghi capelli rossi ciondolava inerme.

Pregai di non vomitare.

Embry abbandonò il corpo morto sul marmo correndo verso di noi.

Uno schianto tremendo e la finestra alle mie spalle venne divelta dall’esterno.

Sam e Seth con la grata ancora in mano guardarono dal varco.

“Porca puttana…” con gli occhi sgranati l’alfa saltò dentro.

Un altro tonfo sordo e anche il cranio del vampiro bruno cedette ai pugni di Paul.

Era troppo.

Jared si avvicinò lento per leccarmi il viso.

Una mano sullo stomaco e l’altra verso il suo muso, volevo toccarlo senza rivedere la colazione.

Solo una carezza…

“Amore riesci a muoverti?” chiese Embry, e Sarah biascicò un si cercando di sorridere, mentre Rachel stava tirando schiaffi a Paul perché erano arrivati tardi. Piangeva, ancora terrorizzata.

Emily respirava, ma restava immobile.

Sam le parlava dolcemente, spaventato.

“Ragazzi cosa cavolo…”

Lui qui?

“Jake?”

“Kim?”

Sospirai.

“Venuta di nascosto.”

“Salvato da parenti e amici.”

Oh si, lo so.

“Datevi una mossa!” Leah!

Correva e stava ansimando, potevo intuirlo dalla voce.

“Ne arrivano ancora, e adesso non c’è Bella!”

Bella?

Paul scattò in piedi afferrando delle tende, buttandole a terra.

“Seth, datti una mossa!”

Il ragazzo entrò velocemente.

“Ciao Kimmy.” e mi piazzò in mano un paio di vecchi pantaloni mentre passava.

Ecco.

Jared aveva distrutto ancora i jeans trasformandosi.

Glieli legai al collo e con una pacca sul fianco lo spinsi dall’altro lato del corridoio.

“Leah che cavolo! Mi serve da accendere!” Paul.

Capii immediatamente.

I vampiri dovevano essere bruciati subito.

Diavolo.

“Seth tu accompagna Rachel,” Sam respirò profondamente “io penso a lei.”

Raccolse Emily con delicatezza, tenendola ferma sul petto.

Jacob corse per primo verso la sorella ancora in lacrime e la strinse forte per qualche secondo.

“Dobbiamo sbrigarci.” La sua voce… Jared.

“Senza Bella siamo nella merda. Pronto vecchio?”

“Puoi giurarci.”

Paul iniziò a tirare cerini accesi ovunque ci fosse stoffa.

Tele, tappeti, l’abito cremisi a brandelli.

Le fiamme divamparono affamate d’aria e carne.

Jared mi caricò in spalla.

“Da dove siete entrate?”

Indicai, e lui scattò.

Leah ci superò immediatamente, raggiungendo Quil.

Facevano da apripista, controllando ad ogni angolo che nessuno spuntasse dall’ombra.

Embry portava Sarah come fosse di cristallo.

Perdeva ancora sangue, aveva tagli ovunque.

Jake teneva Rachel sulla schiena, con accanto Paul e Seth.

Sam al nostro fianco aveva lo sguardo incupito.

Emily tra le sue braccia non parlava, si lamentava soltanto, con la voce soffocata dal dolore.

“Muovetevi!

Qui è a posto!”

Quil si sporse preoccupato facendo cenno con la mano, per poi scomparire immediatamente dentro l’arco nella parete.

Erano sparsi per tutto il corridoio.

Correvano nella penombra con noi addosso.

Quanto mancava ancora?

Un ringhio e una risata roca.

Poi urla.

Leah!

Jared si fermò, come chiunque portasse una di noi.

Jacob lascio Rachel in braccio Paul.

“Adesso mi sono veramente rotto!” e scattò verso le grida seguito da Seth.

Rachel strillò impazzita “Jake no!”

Si contorceva piangendo forte mentre Paul la stringeva nascondendole il viso addosso.

Jacob girò ringhiando.

Un tuono.

E quel rumore…

Il rumore delle zanne sulle ossa, lo stridere degli artigli sul pavimento. Fu tutto maledettamente immediato, tremendo e sicuro.

“Mi ha morso! Quello stronzo mi ha morso!

Dov’è Colin? Dov’è Colin!”

Mentre il trambusto della carne dilaniata faceva da sottofondo Leah sembrava isterica.

Quil balbettava mozziconi di parole.

Seth taceva.

“Ho detto dov’è Colin!”

Passi di corsa vicino a noi.

“Sono qui insopportabile testona!

Ti ho detto di stare con me, ma tu no!”

La sgridava, mascherando il panico con la rabbia.

“Aiutami stupido.”

“Togli la mano.”

“Non toccarmi!”

“Leah cava quella stramaledetta mano dal braccio.”

Ci fu un attimo di silenzio, poi sentimmo un profondo sospiro.

“Sei ferita, cretina. Sei solamente ferita.”

“Cosa?

Fammi vedere!”

Ancora nessun suono, ma la tensione si stava allentando.

Una risata improvvisa scaldò l’aria.

“Dio mio amore che paura.”

“Vieni qui stupida,” anche Colin stava quasi ridendo ora “la prossima volta controlla prima di strillare per niente!”

Ci avvicinammo all’arco e svoltammo lentamente.

Il lupo bronzeo era ancora accanto a quello che restava del vampiro.

Leah abbracciava il suo ragazzo mentre si rialzava e Seth li guardava con gli occhi lucidi, ancora spaventato da impazzire.

Quil restava seduto a terra col volto graffiato e la schiena incollata al muro.

“Tutto bene amico?”

“Si Em, solo…” scosse il capo “che cavolo, silenzioso come l’aria…”

“Sono veloci e sono a casa loro, non è difficile che…”

“Embry è colpa mia! Ero con lei, e non le ho guardato le spalle.

Poteva morderla davvero!

Poteva morire per colpa mia!”

Quil coprì il viso con le mani, annientato.

“E’ colpa di tutti, eravamo troppo presi dalle ragazze in pericolo, e abbiamo dimenticato che lo era anche il branco.”

Sam parlò autorevole, battendo il palmo sulla testa di Quil come fosse un bimbo spaurito.

Embry socchiuse gli occhi verso il viso martoriato di Sarah.

“Ce ne andiamo adesso?” una supplica nella voce.

Jared mi baciò una guancia, come avesse ricordato d’improvviso che ero lì.

“Dimmi che stai bene.”

“Sto bene.”

“Siete delle stupide.”

“Chiamate prima.”

Sorrise e mi baciò ancora.

Poi si girò verso gli altri.

“Vogliamo far le radici in questo cavolo di posto?”

“Non chiedo altro che andarmene.” Paul era affranto “L’hai mai vista ridotta tanto male?”

Indicava Rachel col mento.

La sua mano rotta a ciondoloni lungo il fianco e l’altro braccio aggrappato al collo di lui, stretta al suo corpo mentre singhiozzava ancora.

“E’ distrutta.”

Le sfiorò la fronte con le labbra accarezzando la testa riccia.

Non avevo mai visto Paul così.

“Fuori! Adesso!”ordinò Sam.

La forza delle parole percosse l’aria.

E iniziarono a correre.

Tutti.

Un’altra svolta ed eravamo nel corridoio più lungo.

Il portone semichiuso apparve immediatamente in fondo all’interminabile ingresso.

Sentivo il martellare del mio cuore nelle orecchie, più rumoroso dei loro piedi sbattuti a terra.

Il sole.

L’odore di vita.

Era tutto così vicino…

Ogni secondo temevo il peggio.

Mi guardavo attorno aspettando l’ennesimo assalto, poi…

Seth balzò verso l’uscita per aprire la via.

Insieme a Colin spinsero le battenti fino ad appoggiarle al muro e l’eburneo della porta lasciò spazio alla luce del giorno.

In un istante eravamo fuori.

Fuori.

Finalmente.


Segue Capitolo 40