White Flower - Capitolo 40 - Jasper

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Lunedì 28 Gennaio 2013 alle ore 23:09


“E così quella era la casa dei Volturi?

Però…

Siamo fighe!”

Rachel rise euforica e Paul alzò lo sguardo al cielo.

Tre giorni.

Erano passati tre giorni prima che riuscissimo a parlarne insieme.

Tra me e Jared, appena avevo in mente le domande da fare si addensava un silenzio glaciale, quasi fossi io a materializzare freddo attorno a noi.

E adesso tornava fuori lì, in quel prato che custodiva ricordi, in quella piccola radura che sentivo mia in ogni briciolo, mentre ero sulle ginocchia dell’unica persona in grado di capire quanto valeva quel posto per me.

“Amore mio, ti ricordo che hai smesso di singhiozzare dopo una mezz’ora buona che siamo usciti da lì.” Paul appoggiò l’indice sulla fronte di Rachel e spinse piano.

“Non è vero.” disse imbronciata, scuotendo i riccioli davanti agli occhi neri “Non mi ricordo.”

E intanto ci puntava addosso la manona ingessata come se fosse un fucile.

Fingeva di sparare e si faceva il tifo da sola.

“Vecchio, sta troppo con te!” Jared non riusciva a trattenere le risate “Mica era così prima di iniziare a frequentarti!”

“Cosa intendi?”

“Guardala.”

Era passata al sonoro, sussurrando ‘bang-bang’ e mirando con le dita alla testa di Paul.

Lui le afferrò delicatamente la mano, abbassandola e scuotendo il capo, divertito.

“Ok, è strana, ma non è colpa mia!”

Mi stava scoppiando la pancia.

“Il tuo motto è ‘picchia sempre,anche se ringrazi’, no?”

Rachel si piazzò a un centimetro dalla faccia di Paul, fissandolo intensamente.

“Di chi dovrebbe essere la colpa?

Certo che è tua!”

Poi gli saltò in braccio e lo baciò.

Con trasporto.

Col bisogno di una paura scampata.

Alzai il viso guardando indietro per cercare Jared.

Trovarlo così, occhi lucenti e sorriso felice.

Meraviglioso.

Lui strinse l’abbraccio e mi sfiorò la fronte con le labbra morbide.

Chiusi gli occhi, sentendo ancora il mio battito aumentare per il ricordo del pericolo.

Per la sensazione di averlo perso.

Mi raggomitolai di più sulle sue gambe, volevo il suo calore su tutto il corpo.

Gli accarezzai la spalla scendendo col palmo e lo tirai verso di me dal gomito, piano, dolce.

Abbassandosi mi baciò l’incavo della gola e appoggiò la guancia sul mio petto, mettendomi l’orecchio davanti alla bocca.

“Quando ci racconterete com’è andata?” bisbigliai.

Jared sospirò sul mio seno, scaldandolo un po’ troppo.

“Non è che vogliamo nascondervi qualcosa, ma serve dirvelo?”

La sorpresa mi fece scattare indietro, e lui alzò il viso, consapevole e dispiaciuto.

“Piccola, stiamo bene e siamo a casa.

I brutti ricordi non interessano a nessuno.”

Abbiamo voglia di ridere a quanto pare…

“Noi siamo venute in Italia per voi!” sbottai.

Il suo sguardo s’incupì immediatamente.

“Siete state stupide.”

Rachel si voltò accigliata.

“Stai tu tre giorni senza avere nessuna notizia di Kim, e sapendo che è in pericolo di vita da qualche parte nel mondo, e poi mi dici cosa fai!”

Aveva la voce indispettita, molto, molto indispettita.

Jared si allontanò ancora di più da me, appoggiandosi al ceppo con la schiena e passandosi la mano tra i capelli.

Chiuse le palpebre un secondo e poi le riaprì, combattuto, restando col braccio a mezz’aria.

“Vecchio, le hai raccontato tutto?”

“Tutto.” Paul stava sfiorando il collo di Rachel con la punta del naso “Se non volevo essere torturato a morte dovevo vuotare il sacco.”

Poi si girò verso di noi, parlando serio.

“E adesso lo farai anche tu, perché se si sono sorbite una transoceanica, e hanno rischiato di lasciarci la pelle, è colpa nostra.”

“Dovevano aspettare!”

“Noi non avremmo aspettato neanche due giorni, chi vogliamo prendere per il culo?”

“E allora diciamogli pure tutta la merda che abbiamo passato, così stanno peggio!”

Jared sbraitava scuotendo le braccia.

Riusciva a spostare completamente il mio peso, senza neppure rendersene conto, talmente erano forti i suoi spasmi nervosi.

Non riuscivo a capire se era ribrezzo per il ricordo o paura della mia reazione.

“Meglio sapere quello che vi succede, che rimanere sempre all’oscuro.”

Sottolineai il sempre.

Se ero parte della sua vita lo ero in ogni cosa.

Lui mi puntò gli occhi in faccia, due tizzoni neri che bruciavano tesi.

Mi contrassi un istante, ma sostenni lo sguardo.

La tensione si allentò e l’espressione di Jared si addolcì per me.

“Non ammetti proteste.” concluse.

No.

Non le ammettevo.

Rimasi a fissarlo in attesa.

Sospirò ancora guardando altrove, poi iniziò.

“Siamo partiti divisi, lupi e vampiri. Un viaggio così lungo chiusi nello stesso aereo mi avrebbe fatto morire di nausea.”

“Anche io avrei dato di stomaco.” asserì Paul.

“Zitto!”

Rachel gli mise la mono sulla bocca e annuì disinvolta verso di noi.

“Prego, continua pure Jad.”

Ci sfuggì un sorriso guardandoli.

“Siamo partiti divisi, dicevo.” e a Jared sfuggì un’occhiata divertita.

“Poi là abbiamo cercato di fare il punto della situazione.

I Cullen c’erano tutti, e in più avevano convinto a venire altri tre vampiri, Kate, una che sparava delle scosse allucinanti, Garrett, un armadio a tre ante e Zafrina.

Lei, beh…

Cavolo lei ti fa vivere in quello che le pare!

Costruisce illusioni assurde!

Se avesse voluto farti credere di essere tranquillo, in mezzo a un lago, in un bosco, quando stavi per essere sbranato da uno di loro, lo avrebbe fatto senza problemi.

E’ bellissimo!

E spaventoso.”

Ascoltavo rapita.

Esistevano capacità simili?

“Ci hanno spiegato la situazione, non delle migliori, e poi abbiamo avuto due giorni per prepararci.

Per la prima volta ho combattuto contro Alice, e ti assicuro che non è piacevole, per niente che cavolo.

Jasper è inafferrabile. Punto.

E con Edward ti senti preso in giro! Sa sempre cosa stai per fare!

Uno contro uno con lui è solo esercizio, non lo tocchi praticamente mai.

Emmett è un orso sgarbato, ma se ti prende fa decisamente paura.

E poi Bella,” si girò verso di me “amore è pazzesca!

E’ veloce e fortissima, ma non è questo il fatto!

Sa proteggere se stessa e gli altri!”

Mi guardò ancora, e io assecondai di riflesso il suo annuire.

“Riesce a gestire uno scudo strano, è una questione di testa. Tutti i poteri mentali vengono respinti se ci sei dentro, le allucinazioni, le scariche elettriche, o anche la lettura del pensiero, non valgono niente!

Se ti protegge con quello è tutto inutile!

Ci ha salvato il culo lei, le nostre zanne e lei.”

Jared scrutò Paul,che lo fissava a sua volta.

Quante immagini scorrevano in quegli occhi, quante cose viste, senza volerlo.

Si voltò per ammirare il cielo sgombro, e riprese il racconto.

“Al terzo giorno siamo andati da quegli stronzi dei Volturi, stavamo entrando nella tana del leone, e non potevamo fare altro.

I nostri amici erano la dentro.

Per fortuna i Cullen sapevano a cosa stavamo correndo incontro e avevano organizzato un piano, contando soprattutto su Zafrina e Bella.

Se fosse andato tutto bene non ci sarebbe stato nessun bisogno di lottare.”

Una pausa. Un secondo.

“Zafrina era pronta a ingannare tutti.

L’idea era quella di creare un’illusione molto semplice, ma efficacissima.

Il nulla.

Cioè, per loro non sarebbe cambiato niente!

Avrebbero visto le stesse cose, la stessa maledetta sala, senza sospettare della nostra invasione.

Passavamo davanti alle guardie senza che muovessero un muscolo!”

Impressionante.

“Ed eravamo tutti trasformati!

Dieci enormi licantropi gli sfilavano sotto il naso senza che pensassero di fare mezzo passo.

E dire che ci si nota…”

Sembrava quasi che gonfiasse il petto.

Sciocco lupo tronfio.

“Bella nel frattempo ci aveva coperti tutti col suo scudo.

Potevamo comunicare col branco e con Edward lì dentro, ma nessuno ci avrebbe sentiti da fuori.

Dopo poco ci trovavamo davanti a un enorme spaventoso portone chiuso.

Alice ha sospirato forte, e poi ci ha guardati tutti.

‘Grazie,’ ha detto ‘adesso riprendiamoci i nostri amici.’ e l’ha spalancato.

Siamo entrati in quel cavolo di salone e, ti giuro, non ho mai visto tanti vampiri insieme piccola.

Tutti schierati, sembravano immobili come statue lì per accoglierci.

Abbiamo individuato subito Jake e Nessie.

Non puoi capire lo schifo…

Li tenevano legati, capisci?

Legati come bestie.

L’unica differenza tra loro era che Jacob, ammanettato caviglie e polsi, stava per terra e invece Renèsmee era in piedi tutta vestita a nuovo, con dei gioielli enormi. Era come vedere una bambolina triste.”

Gli occhi tradirono una luce liquida di sofferenza.

Ancora troppo dolore.

“L’ avevano messa di fianco a un vampiro che sembrava di polvere, tutto vestito di nero, con i capelli lunghi e bianchissimi che facevano contrasto.

Poi c’erano due piccoletti, che i Cullen avevano detto di far fuori subito, per quanto sembrassero inoffensivi.

In particolar modo la biondina, Jane. Il Dottore ci aveva avvertiti della sua incredibile cattiveria.

C’era quello grosso, Demetri credo, che Edward voleva uccidere con le sue mani.

E poi” si fermò “boh… erano troppi.”

Gesticolava con lo sguardo perso a terra.

Doveva avere una paura folle ripensando a quel momento.

Rimase in silenzio col respiro accelerato.

Gli accarezzai la guancia, aspettando.

“Dopo?” dissi.

“Dopo è scoppiato un gran casino volpacchiotta.” intervenne Paul.

“Abbiamo fatto in tempo a prendere Jake e Nessie, a chiedergli se stavano bene e a cacciarli sotto lo scudo, ma non siamo riusciti a uscire dalla camera.

Alice ha gridato come una pazza, dal nulla. Le si leggeva il panico in faccia.

 L’illusione era caduta, e ci hanno visti.

In quel momento è iniziata la battaglia vera, e la paura fottuta.

C’erano denti e artigli ovunque.

Ci attaccavano da ogni parte.

Non riesco a spiegarti davvero quante zanne dovevamo evitare, quelle braccia di marmo che ti si aggrappavano al collo pronte a stapparti la gola erano un intreccio bianco confuso.

Troppi, troppi, troppi.

Per quanto fossimo preparati e veloci, con tanta differenza saremmo morti entro pochi minuti”

Rachel chiuse gli occhi e aggrottò le sopracciglia trattenendo le lacrime.

Paul si toccò la spalla dove aveva una lunga cicatrice profonda e ancora lucida.

“Ma Jasper ha fatto un miracolo.

Credo che li abbia fatti sentire spaventati a morte, o roba del genere, e ogni tanto Zafrina riprendeva il comando delle sue allucinazioni, ma anche loro avevano chi li proteggeva con uno schermo simile a quello di Bella, almeno i più antichi.

Devo aver fatto fuori almeno una decina di vampiri prima di riuscire a scappare da quell’inferno.

Abbiamo caricato i Cullen sulla schiena e siamo corsi via, con tutta la forza che ci restava.

Leah era sempre avanti, e per fortuna i pochi vampiri fuori dalla sala erano isolati, attaccabilissimi. Le bastava una mossa veloce delle sue per renderli inermi.”

Mi girava la testa.

Jared mi abbracciò di nuovo, e di nuovo prese parola.

“Mentre fuggivamo Jasper ha suggerito di sparpagliarci.

Noi potevamo prendere la via più rapida, perché il sole non era un problema e loro sarebbero passati dai sotterranei.

Sono saltati giù senza farci fermare, e sono svaniti in un secondo.

Iniziavamo a sentirci più sicuri, e le ferite bruciavano sempre meno, ma dovevamo trovare l’uscita in quel cazzo di labirinto mastodontico.

Quil e Leah si sono allontanati per primi, trovando un ingresso secondario per un’ala diversa del palazzo, e Colin deve ancora capire come ha fatto ad arrivare sopra la torre.”

Era Colin!

“Dovevamo muoverci, avevamo fatto un bel casino, e non ci avrebbero messo tanto a trovarci, ma quand’ho sentito profumo di datteri e mirra…”

Mi scrutò scuotendo il capo.

“…e di sangue…”

Mi baciò la fronte e trattenne la mia testa sulle sue labbra per un po’.

Si staccò per parlarmi piano.

“Stupida.”

Sentii le gocce umide scendermi lungo il viso.

“Capisci cosa poteva succedere?

Capisci cosa sarebbe successo se fossi morta?”

Mi strinse forte.

Era doloroso, buio, infinitamente triste.

“Si.” mormorai “sarebbe stato tremendo.

Sarebbe stata la fine del giorno, di tutti i giorni.

Sarebbe stata l’ultima cosa che avresti vissuto.

Lo capisco e lo so, perché sarebbe stata la stessa cosa se fossi morto tu.”

Allentò l’abbraccio appena un po’.

“Adesso però mi spiegate che cavolo erano quei messaggi assurdi.” s’intromise Rachel.

Un sorso d’aria fresca per alleggerire l’atmosfera.

“I messaggi…”

Paul sorrise assorto e svagato.

“Si, i messaggi, vecchio caprone!

Mai al mondo ho visto un ‘Ti amo’ più impersonale e vuoto!

Chi li ha mandati? E di chi è quel numero?

Vi rendete conto che ci hanno fatte preoccupare di più e basta?

Eh?

Ve ne rendete conto?

Eh?

Paul!”

Rachel gli stava strizzando le guance con una mano, costringendogli la bocca in una buffissima ‘o’.

“Jad!” farfugliò ridicolo “Aiutami!”

Jared respirò l’odore dei miei capelli, lo sentii rilassarsi e distendere il viso.

“Ragazza tranquilla, non tormentare così il mio amico.”

Rideva di nuovo.

Rideva.

“Il messaggio l’ha scritto Jasper dal suo telefono per tutte,” continuò “e non preoccupatevi, appena Alice ha scoperto cosa aveva inviato gli ha scaricato addosso molta più rabbia di quanta potreste averne voi.”

Jasper.

Che spasso… non lo invidiavo neanche un po’.

“Amore…” Paul cercava di parlare con la faccia ancora strizzata dalle dita di Rachel, che si divertiva un mondo, e nel frattempo aveva iniziato anche a scuoterlo un po’.

“Ma si cucciolone, dimmi.” lo torturava ilare.

“Dobbiamo andare da Emily.”

Bloccai la risata in gola.

Emily.


Segue Capitolo 41