White Flower - Capitolo 41 - Padre (Sam)

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Lunedì 28 Gennaio 2013 alle ore 23:13


Vederla stesa a letto con gli occhi chiusi mi faceva pensare che dormisse tranquilla, ma no, non era vero.

Bastava alzare lo sguardo per trovare le macchine intente a  monitorarla e i tubi delle flebo.

Se solo fossimo arrivati un minuto prima.

Un solo maledetto minuto.

Il rumore leggero delle nocche sul legno mi fece alzare il viso dalla mano di Emily.

La porta si aprì cigolando appena.

“Dottore.”

“Sam.”

Il dialogo era sempre piuttosto scarno ultimamente.

Faticavo a guardare Carlisle in faccia, perché ci avrei letto tutta la preoccupazione per lei.

“Si è svegliata mai oggi?”

Scossi la testa.

“Questo non è indicativo, lo sai, l’abbiamo sedata per evitarle il dolore, ma chiedevo comunque.”

“Certo.”

Lo sapevamo entrambi, ma ci speravamo lo stesso.

“Le parli?

Gli stimoli sonori sono molto utili.”

Annuii.

“Solo vorrei qualche risposta.”dissi amaramente.

“Si riprenderà Sam. Questo posso assicurartelo.”

“Ma non può fare altrettanto per le gambe vero?”

Il vampiro tacque, nella sua immobilità innaturale.

“Il silenzio è già una risposta.”

Non l’avrei più vista ballare in casa mentre puliva con la musica a tutto volume, non sarebbe più corsa in acqua per le nuotate infinite con me o con le altre, non avrebbe più potuto arrampicarsi sul tetto a raddrizzare l’antenna della tv senza dirmelo per non farmi preoccupare. 

Sospirai senza sentire davvero l’aria.

“La colonna vertebrale è circondata da ematomi, l’hanno sbattuta a terra senza trattenere molto la forza impressa alla spinta.

E’ difficile capire con certezza se ci sono danni e di quale entità.

Le mani le ha mosse, piccoli impulsi, ma chiari, le gambe no, non lo ha mai fatto, e questo dobbiamo vederlo per quello che è, cioè un segnale negativo.

Vorrei poterti dire di più, lo sai.”

“Lo so dottore, ma il vorrei mi serve a poco.”

Continuava a guardare Emily con una dolcezza infinita, come se fosse stato lui a ridurla in quel modo.

“Sam, devo ringraziare te e il branco a nome di tutta la famiglia Cullen.”

Sgranai gli occhi.

“Perché?”

“Perché siete corsi in nostro aiuto talmente tante volte che non so più contarle, e questa volta abbiamo coinvolto anche le donne che amate. Vi dobbiamo molto.”

“Stavolta c’era di mezzo anche uno di noi, e siete stati voi a dirci cosa fare per poterlo riportare a casa.”

“Se non fosse stato per Renèsmee, Jacob non sarebbe mai andato a Milano, non sarebbe mai stato rapito, non sarebbe mai servito come esca.”

Lo guardai e lo vidi inspirare profondamente, nonostante sapessi che non gli serviva farlo.

“Nessuno lo avrebbe fermato Carlisle.

Nessie doveva assolutamente andare a Milano per vedere le sfilate di moda e Jake non la voleva lasciare sola.

Poi non era la prima volta che viaggiavano, chi cavolo pensava rischiassero tanto?”

“Dovevamo saperlo noi.

L’Italia è il territorio dei Volturi, e noi siamo nel loro mirino da sempre.

Probabilmente hanno soltanto aspettato che fossimo abbastanza tranquilli, o abbastanza stupidi da avvicinarci troppo e ne hanno approfittato.

Aro ci vuole, siamo perle sfuggite alla sua collana Sam, e farà sempre di tutto per portarci a se, ma credo che anche il fatto di vedere dei lupi tanto legati alla nostra famiglia gli faccia paura e lo attragga terribilmente allo stesso tempo.”

Guardai le palpebre serrate di Emily e le sue labbra socchiuse sentendo la rabbia che mi montava dentro.

“Insomma noi per quell’Aro saremmo come figurine da collezionare?”

“Qualcosa di molto simile temo.”

“Al diavolo. Questa volta il pacchetto gli è costato più di quanto pensava almeno.”

“Spero che a noi non costi nulla più di quanto già abbiamo pagato.”

Già pagato?

“Dottore, voi…”

“No, no, tranquillo, qualche ferita, qualche osso rotto, ma tutto rimediabile o addirittura già sistemato.

Davvero, noi stiamo tutti bene.”

E accarezzò la fronte di Emy come un padre coccola una figlia.

“Sento il sangue pulsare forte. Si sveglierà presto.”

Sorrise lievemente.

Poi mi guardò preoccupato.

“Da quanto non ti concedi una boccata d’aria fresca?”

“Io non…”

“Vuoi che ti veda così?”

Aprii la bocca per ribattere, ma senza convinzione.

Da quando eravamo tornati a La Push non mi ero mosso da casa.

La mia sedia accanto al letto non arrivava a raffreddarsi per le brevi assenze.

Carlisle mi afferrò la spalla e la scosse appena.

“Alzati e vieni fuori un minuto con me, ti prometto che non si riprenderà senza di te.”

Ridacchiai abbassando lo sguardo.

“Adesso sappiamo anche per quanto ne avrà ancora?”

“Per tre ore circa, se il battito non mente.”

E il sorriso si fece aperto, soddisfatto.

“Ci sono dei lati positivi nell’essere un vampiro in fondo.”

“Tre ore? Tra tre ore?”

Ancora tre ore e avrei rivisto il suo sorriso, i suoi meravigliosi occhi.

“Oddio tre ore… ma… Perché prima non mi ha mai detto niente?”

“Sam non sono un veggente, non posso avere certezze assolute, e ti avrei soltanto illuso forse.

Ora so che dall’inizio le mie previsioni si sarebbero scostate di poco dalla realtà, ma se non fosse stato così avresti sofferto per niente.

Mentre ora riesco a percepire il suo cuore pulsare più intensamente, più sicuro.

Il sangue fluisce libero, senza problemi, gli interrogativi li risolveremo tutti dopo alla sua presa di coscienza.”

Mi tirò per la spalla e finalmente appoggiandomi alle ginocchia riuscii ad alzarmi, ancora interdetto.

Uscii dalla stanza col vampiro che mi spingeva dalla schiena.

Sarah era in poltrona che leggeva, tutta rannicchiata e scomposta, ancora piena di cerotti e punti esterni.

Alzò lo sguardo puntando i profondi fari castani stupiti su di noi.

“Sarah, stai un attimo tu con Emily per cortesia. Sam deve uscire per riprendere confidenza col mondo esterno.”

Battè le palpebre un paio di volte e allargò le labbra semplicemente grata.

“Certo!” esclamò slegando le gambe e saltellando verso la camera da letto.

Si stava preoccupando anche per me. Che stupido ero.

La mano pallida girò la maniglia della porta esterna e mi catapultò in un vecchio mondo vivo.

Il profumo della resina fresca impregnava l’aria, i raggi di sole filtravano tra i rami come corde dorate.

Stavo dimenticando quanto amavo quel luogo.

Assaporai ogni sensazione, perché mi sembrava di non averla provata da troppo tempo.

“Hai già cambiato espressione amico mio.”

Gli occhi del dottore si adattavano perfettamente ai colori della foresta.

“Mi sento meglio,” dissi sedendomi sui gradini di casa “grazie.”

“Non ringraziarmi, far stare bene le persone è il mio lavoro.”

“E come ci riesce?”

Carlisle mi fissò incerto restando in piedi al mio fianco, uno scalino più in basso rispetto a me.

“Come riesce ad assistere chi sanguina, chi è ferito gravemente?”

Fissò il sole che lo faceva brillare come una stella.

Era una cosa alla quale non mi sarei mai abituato.

“Ho troppo rispetto per ogni forma di vita.

Mai e poi mai mi perdonerei dei gesti avventati commessi per pura brama.

Sarebbe il piacere di un istante e la sofferenza eterna.”

Chiaro.

“Ehi Doc!”

Ci girammo sorridendo automaticamente.

Soltanto Rachel riesce a schiamazzare in quel modo da una distanza simile.

“Grande Black.” disse il vampiro inchinandosi appena e aprendo il viso in una risata sensazionale.

“Se non fossi già impegnata, se non fosse un essere immortale emofago di oltre settecento anni e, non ultimo, se non avesse una moglie e una famiglia stupende mi innamorerei di lei sa?” strillò allegra avvicinandosi.

“Figuriamoci.”

Paul dietro di lei scuoteva il capo teatralmente.

Se avesse solo sospettato una cosa del genere avrebbe sfiorato la strage.

“Ne sono onorato, ma quanti se cara mia.”

“Eh Doc, devo trovare molte scuse per trattenermi!”

Li guardavo ritrovando un goccio di buonumore, e dietro di loro vidi anche gli altri.

Jared e Kim.

Nessuna delle ragazze era legata ad Emily come lei, e poche persone capivano il suo dolore, molto simile al mio.

Con Jad avevo un rapporto strano.

Era un ragazzo testardo e indipendente, ma col tempo avevamo imparato a rispettarci.

“Doc cos’è quella faccia?”

Mi girai di scatto.

Rachel era appoggiata a Carlisle col fianco, il braccio gli cingeva le spalle, e lui la guardava con gli occhi spalancati ed una espressione incredula.

“Doc?

Cosa c’è?”

Il vampiro fissava Paul e Rachel alternando lo sguardo.

“Doc, se vuoi farmi preoccupare ci stai riuscendo alla perfezione!”

“Scusami,” finalmente si decise a parlare “ma… se venissi da me al lavoro uno di questi giorni sarei felice.”

“Cosa succede?”

Paul saltò in avanti in preda al panico.

“Nulla davvero, state tranquilli, è solo un sospetto.”

“Dottore, la prego,se Rachel ha qualcosa lo voglio sapere.”

“Paul ti prometto che sarai il primo a sapere se le mie impressioni sono fondate.”

Iniziava ad esserci troppo caos.  

“Doc adesso.”

“Rachel…”

“No Doc, adesso, perché se lo dice a me lo dice anche a lui.

Nessun mistero.

L’ultimo segreto ancora un po’ ci faceva ammazzare tutte.” concluse cupa.

“Cosa? Oh no, no no ragazzi, siete fuori strada.”

“Doc, stiamo aspettando.”

Gli sguardi di tutti erano tesi, ma dopo questa frase Carlisle scoppiò a ridere.

“Ben detto mia cara, davvero molto ben detto.”

Rachel lo fissò stupita, e Paul restò a bocca aperta.

Kim sbarrò gli occhi e si portò le mani a coppa sulle labbra, quasi trattenendo un grido.

Jared la osservò interrogativo.

Io alzai la testa lentamente, realizzando…

“Sta dicendo…” sussurrai.

“Si.” guardò Rachel teneramente e le accarezzò la pancia “sei incinta grande Black.”

Paul sbiancò.

Rachel iniziò a ridere isterica.

“Bello scherzo! Certo che ci avevo quasi creduto Doc!”

Carlisle li guardò un secondo.

“E’ vero.”

A quel punto anche lei tacque.

Passò un minuto prima che qualcuno si azzardasse a dire qualcosa.

Jad si avvicinò a Paul battendogli il palmo aperto sulla schiena, e lui parve ricominciare a respirare.

Rachel sospirò forte.

“Incinta…” bisbigliò.

“Sono incinta.” Lo disse una seconda volta, più convinta.

Si voltò verso Paul. “Sono incinta! Hai capito brutto idiota? Sono incinta!”

Poi gli saltò addosso attaccandosi a lui con braccia e gambe.

“Sono incinta!” e lo baciava “Sono incinta!”

Paul la fermò un istante a un centimetro dal suo viso per fissarla.

“Sei felice?”

Era rossa e luminosa di gioia.

“Certo stupido! Sono incinta!”

Kim corse ad abbracciare entrambi e Jared fingeva di strangolare l’amico.

“Diventerai papà vecchio!”

Finalmente anche Paul si concesse una risata, col viso che stentava a mostrare tutta la sua contentezza.

“Avrò un figlio!”

“Ehm…due.” corresse Carlisle.

“Ho sentito i cuori dei piccoli, sono sani, e sono due.”

Quattro facce sbalordite fissarono il dottore, poi Rachel esordì.

“Al diavolo, con tutte le zie e gli zii che avranno possono essere anche tre!”

“Amore, adesso…”

“Scherzavo, credulone.”

Restammo lì fuori a divertirci per un po’, come se fossimo chiusi in una bolla dorata.

Nessuno avrebbe mai creduto che i primi cuccioli del branco sarebbero stati i figli di Paul.

Ma andava bene comunque, era una gioia per tutta la comunità, e Rachel aveva ragione.

Li avremmo aiutati per qualsiasi cosa.

Del resto un capobranco deve pensare anche a questo, no?

“Sam!”

Sarah apparve sulla porta.

Gli occhi lucidi e ansiosi.

Ci guardammo senza parlare.

“Non è sveglia, ma si muove.”

Corsi dentro, sperando che gioia portasse gioia.


Segue Capitolo 42