White Flower - Capitolo 42 - Esagerato

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Lunedì 28 Gennaio 2013 alle ore 23:15


It's like lightning in a clear blue sky.
There's a storm but you keep it inside
It's like thunder when I look in your eyes
And it rolls...it rolls
It rolls so deep.

 

I wanna feel it everyday

 

“Rolls so deep” Aqualung

 

“Mi metto il pigiama e arrivo.

L’acqua per la tisana?”

E mi fermai ad ascoltare.

“See…”

Ridacchiai mentre sfilavo le scarpe.

Quando mamma andava via per lavoro era la nostra piccola consuetudine.

Se uscivamo a cena, al ritorno, mentre io mi cambiavo, lui preparava tutto per farmi gustare un the sul divano, rilassati davanti alla tv.

E non avrei chiesto altro.

Poi dopo l’ultimo mese…

La loro partenza per l’Italia, la nostra, maledetta, Rachel, Sarah, Emily.

Mi massaggiavo il piede mentre ricordavo gli sguardi tra di noi in quegli istanti.

Non avevo mai provato una paura simile. 

Non avevo mai visto occhi tanto rossi.

Non avevo mai sentito la morte avvicinarsi in quel modo.

Ma al diavolo, era passata.

Rachel tra due giorni sarebbe andata a togliere il gesso, Sarah aveva ancora qualche crosta

addosso, ma il viso praticamente non tradiva più nulla.

Le rimaneva solo una piccola cicatrice sulla guancia destra, ed Embry era troppo innamorato per notarla.

Poi Emily.

Ogni volta che la pensavo i lacrimoni salivano veloci agli occhi.

Sorrisi mentre mi premevo pollice e indice sulle palpebre.

Basta piangere!

Me lo ero promessa.

Eravamo così preoccupati per lei che ancora faticavo a crederlo.

Carlisle ormai era certo.

Avrebbe camminato.

Ci sarebbe voluto tempo, fatica e pazienza.

Avrebbe sentito dolore, perché prima della riabilitazione servivano ancora settimane di letto e i muscoli perdevano forza ogni giorno, le ossa dimenticavano il peso da sostenere, ma avrebbe camminato.

Dopo la notizia io e Sarah iniziammo a urlare di fianco ad Emy, e Rachel si fiondò in giardino a chiamare gli altri che aspettavano.

Ricorderò quella serata per tutta la vita.

Tutti a mangiare hot dog in camera, con briciole, biscotti, caramelle e rumori molesti annessi dei ragazzi.

Un branco di ridicoli amici chiassosi.

Mi alzai dalla sedia per sfilare i collant e la gonna, afferrando i pantaloni morbidi del pigiama.

Sogghignai anche guardando quella stoffa celeste pallido.

Sul sedere c’era la figura di una piccola volpe con grandi orecchie a punta e musetto affilato che strizzava l’occhio.

Era un regalo di Paul e Rachel.

Ovvio no?

Sentii dei passi per le scale mentre allacciavo la coulisse in vita.

“Amore…”

“Si?”

E il viso di Jared sbucò sorridente da dietro la porta.

“Sei ancora così?”

Maglioncino nero elegante con le spalle scoperte, il ciondolo d’argento che mi aveva regalato a Natale, scalza col pigiama sgualcito.

Molto carina.

“Scusa, arrivo.”

Mi fece l’occhiolino e richiuse.

La fortuna di averlo accanto a volte mi stupiva ancora.

Tolsi il maglione buttandolo sulla scrivania, sgraziata come sempre, ma il mio fuocherello mi aspettava di sotto, e non avevo nessuna voglia di farlo attendere.

Slacciai il reggiseno sfilandolo da sotto la canotta di tulle elasticizzato, e cercai la felpa della tuta, senza grandi risultati.

Iniziai a vagare carponi per la camera, dando le spalle alla porta.

Di nuovo rumori in corridoio.

Una risata piena proruppe nella stanza.

“Piccola, è aperta la caccia alla volpe?

No, perché così è troppo facile!”

Non mi trattenni, e mi girai verso di lui sedendomi a terra, con un piede usato da cuscino e l’altra gamba stesa, ridendo a mia volta.

Jared si zittì in un secondo, cambiando espressione.

Gioco finito.

Avevo dimenticato di essere decisamente poco decorosa.

Chiuse l’uscio alle sue spalle e si mise a quattro zampe anche lui, con un effetto completamente diverso da quello che potevo avere io.

“Sei imprudente volpacchiotta.” disse, mentre si avvicinava flessuoso.

“Lasci troppo vantaggio ai cani.”

Vedevo guizzare lo scambio dei muscoli dalle maniche arrotolate della camicia, sentivo il suo corpo caldo arrivare, e ancora, dopo tanto tempo, arrossivo.

Mi coprii con le braccia istintivamente, ma quando guardai quel mezzo sorriso comparire sul suo volto capii quanto ero ridicola.

“E se la volpe volesse farsi prendere?” ammiccai.

“Verrà presa.”

 Afferrò il mio polpaccio e tirò verso di lui senza nessuno sforzo.

Sentendomi sbilanciata indietro buttai le mani al pavimento per non cadere, facendo distendere le labbra a Jared.

Tremendo.

Lo aveva fatto apposta.

“Vedi com’è facile?

Adesso cosa farà la piccola volpe?”

Era arrivato a un soffio dal mio viso, e mi annusava, come se fossi la più gustosa delle prede.

“Scapperà?

O cercherà di attaccare il grosso cane?

Saprà difendersi?”

Fissava un punto indefinito verso l’alto con lo sguardo fiero.

“Ahh, taci stupido.”

E lo baciai leggera.

Lui ricambiò, ma il tono fu immediatamente diverso.

Abbracciò il mio viso con la mano scostando i capelli disordinati e premendo di più la bocca sulla mia.

Mi spinse poco alla volta contro al muro, sotto la scrivania.

Iniziavo a sentire i brividi scendere lungo la schiena.

“Amore, un attimo…”

Non ricevetti nessuna risposta.

Stava già accarezzando le mie spalle, e il respiro era aumentato di ritmo e intensità.

Portai le dita sui bottoni della camicia nera, rendendomi conto di essere davvero poco coerente, ma molto felice.

Piano mi fece scivolare sotto di lui, tenendomi i fianchi sollevati con un abbraccio bollente.

Staccai un attimo le labbra dalle sue per potermi allontanare e guardarlo.

Delicatamente mi appoggiò sul pavimento di legno, fissandomi come se non ci fossimo mai visti.

Riuscii ad aprire completamente la camicia e gliela abbassai leggermente sulle spalle, stupendomi sempre di quanto era bello e quanto era calda la sua pelle dorata.

“Tutto in ordine?” chiese.

Che buffone.

Sorrisi annuendo e sfiorandogli il petto, ascoltando il suo cuore volare.

Aveva gli occhi così neri e lucidi da sembrare pietre dure incastonate nel mio mondo.

Si abbassò lentamente sul mio collo, baciandolo e segnandolo con la lingua.

Manteneva l’equilibrio sui gomiti, aveva una mano sul mio viso e una appoggiata al mio fianco e non sembrava volesse spostarle per ora.

Coi denti afferrò la spallina della canotta abbassandola e mi fece sfuggire un sospiro.

Ripetè la stessa cosa con l’altra e mi baciò dolcemente sulla gola.

Mossi un braccio per cingergli la schiena, ma rapido mi bloccò il polso.

Restai di sasso.

“Aspetta.” rantolò.

Quel tono cupo e intenso mi faceva impazzire.

Non contestai mentre continuava a scendere col viso, depositando baci sulla stoffa invadente, addentando l’orlo della canottiera per tirarla verso il basso, scoprendomi il seno.

Mi strinse anche l’altra mano, e proseguì tirando il laccio della coulisse.

Voleva spogliarmi coi denti e farmi delirare.

Gli riusciva alla perfezione.

Iniziò a risalire mentre mi contorcevo.

Sapeva toccarmi con una sensualità tremenda.

La cosa più incredibile era la sensazione di sentirsi costantemente sfiorata dal suo calore.

Come se mille dita comandate da lui potessero essere sulla mia pelle contemporaneamente.

E finalmente mi lasciò le mani per potermi sfilare i pantaloni.

Gli agguantai il colletto della camicia e tirai prepotente verso il mio viso.

Ci baciammo come se fosse un modo per mordere la vita, come se l’aria non bastasse, come se la carne urlasse la sua forza.

La tuta celeste volò via in un secondo, facendo un tetro rumore di fili strappati.

la canotta ormai era arricciata sulla vita e non impediva ai suoi palmi bollenti di accarezzarmi i seni.

La sua camicia mi infastidiva da morire, ma dovevo farlo alzare da me, cosa non facile e un goccio spiacevole.

Lo spinsi indietro, per uscire da sotto la scrivania.

Si mise sulle ginocchia e io lo imitai continuando a baciarlo.

Iniziai a slacciargli i jeans mentre lui tirava la camicia alle sue spalle.

Le scarpe eleganti subirono la stessa sorte.

Ringhiò profondamente facendomi rabbrividire e si spostò per lasciarmi respirare.

I suoi occhi bruciavano come il resto.

Mi sollevò di scatto mettendomi sul letto.

Sfilò i jeans in un istante e mi fece stendere mentre lui arrivava su di me.

Gli afferrai le natiche e lo sentii ridere tra i sospiri, mentre mi baciava il seno, ormai sensibile alla follia.

Poi scese ancora e coi denti spostò gli slip sfiorando l’inguine col naso e la lingua umida.

Strinsi la coperta e gemetti.

Ritornò con le labbra sul mio ombelico e finì per sfilare del tutto quel poco che rimaneva a coprirmi, stuzzicandomi con le dita.

Ansimai più forte e sollevai una gamba circondandogli la schiena, stringendo quel sogno caldo.

Si risollevò per arrivare a guardarmi in faccia, per vedere se la mia impazienza stava raggiungendo il limite.

Si.

Oh si.

Gli scostai i boxer col piede e insinuai la mano sotto l’elastico accarezzandolo piano.

Digrignò appena i denti e gli sentii vibrare la gola.

Quel suonò mi prese l’anima.

Strinsi appena e iniziai a muovermi più veloce.

Un soffio gli sfuggì, lasciandolo senza fiato.

Mi crollò addosso, baciandomi e respirando dalle mie labbra, faticando a resistere.

Si levò i boxer con violenza, non sapendo più trattenersi.

Era completamente abbandonato sul mio petto mentre tremava e così eccitato entrò in me.

Mi sfuggì appena un grido di piacere e lui ringhiò forte, quasi perso.

Per un attimo mi spaventai.

“…amore…”

Rallentò il ritmo e mi accarezzò il viso, guardandomi negli occhi.

“Scusami.”

Gli sorrisi comprensiva e annuii.

Mi baciò la fronte ancora scosso, e io sentivo ogni cellula del mio corpo che reclamava giustizia.

Affondò nei miei capelli e mi sussurrò all’orecchio “Sono con te.”

Poi si girò, spostandomi sopra di se.

Per un attimo mi sentii scoperta e indifesa, ma Jared iniziò a muoversi piano, piegando le gambe per darmi un appoggio.

Dimenticai tutto in un secondo.

Cominciai a ondeggiare su di lui mentre vedevo la sua espressione estasiata e gli stringevo i pettorali contratti.

Le sue mani sui fianchi mi spingevano decise contro di lui.

I movimenti continuavano all’unisono, vibravamo risuonando in noi, e non trovavo la fine di quella eco.

Iniziò a vorticarmi la testa e cercai le sue dita per intrecciarle alle mie.

Poi lo scoppio del piacere, il brivido che collega tutto il corpo in un istante.

Contrassi ogni fibra fino alla fine della scossa e lo guardai grata.

Mi abbandonai con la testa sulle sue ginocchia e ricominciai a muovermi solo per lui.

Restò stupito e stringendomi le anche fece per sollevarmi, ma gli scostai le mani e feci forza sul collo per rialzare il volto, per osservarlo.

Mi fissava stupito, rapito dal contatto, inconsapevole di quello che volevo fare.

Mi abbassai su di lui, lo baciai e gli sorrisi, annuendo.

Lui sgranò gli occhi e il suo viso si trasformò in una meraviglia felice.

Si alzò a sedere e ricominciò a spingere dentro di me senza smettere di guardarmi.

Mi abbracciava e mi baciava mentre il respiro si faceva troppo corto e rumoroso per la frenesia.

Un altro ringhio, un altro sussulto.

Mi aggrappai alle sue spalle e lo seguii.

Chiuse gli occhi e lo sentii per la prima volta gemere mentre si liberava dentro di me.

Poi ricadde indietro trascinandomi con se, stringendomi e ansimando ancora.

Restammo in silenzio per un minuto, beandoci ognuno del piacere dell’altro.

“Perché?” chiese sussurrando per la gola secca, mentre mi sfiorava i capelli.

“Ne avevamo parlato no?” mormorai.

“Si, ma…”

“Non vorrai restare dietro a Paul vero?”

Rise.

“No, ma se è solo per questo non mi va bene.”

Sospirai osservandolo.

“L’ho deciso quando Carlisle lo ha detto a Rachel.

Ho provato talmente tanta felicità che ho capito di volere un figlio anche io.”

Jared mi ascoltava esterrefatto.

“Sapevo benissimo che eri d’accordo, anzi…

E quindi…”

Lo guardai di nuovo, aspettando che parlasse.

“Amore…”

Non fiatava.

Gli appoggiai il dorso della mano alla guancia.

“Amore, cosa…”

Mi prese il polso e baciò prima il palmo poi tutte le dita.

“Sposami.”

Eh?

“Piccola sposami!

Tra un mese, una settimana, un’ora.

Ma sposami.”

Ecco.

Il solito esagerato.


Segue Capitolo 43