White Flower - Capitolo 43 - Noi

Categoria White Flower - FanFic • Pubblicato Sabato 16 Febbraio 2013 alle ore 16:38


Emily

 

Allora…

Palloncini gonfiati, pronti da cacciare in macchina, la struttura per le tende l’hanno fissata Jake e Quil, le fedi le ha Embry e le darà a Paul soltanto all’ultimo, tutta la passerella di legno è montata da un pezzo, le scatole con la neve finta le prepara Nessie, Sarah ha intrecciato i fili di lana ai rami per lo scherzo…

E’ tutto?

Emily rifletti, è tutto?

Misi una mano nei capelli, ricordando appena in tempo che erano acconciati per la cerimonia.

Risi nervosa e felice.

La mia piccola Kimmy…

“Amore!”

Sbuffando alzai gli occhi al cielo e mi avviai verso la camera da letto.

“Ma guardalo…”

Il mio tenero enorme impacciato lupo.

Fallo combattere contro dieci vampiri inferociti, fagli proteggere una tribù, lasciagli in mano la responsabilità di decine di vite, ma non chiedergli di affrontare una cerimonia, specialmente se è uno dei testimoni.

Ricorderò sempre la sera in cui Jared venne a parlargli.

Io sapevo tutto, aspettavo solo che tornassero in casa per vedere la sua reazione.

Passarono fuori una mezz’ora buona, e quando vidi Sam rientrare così bruscamente, senza nessuno,  mi spaventai a morte.

Con quei due non si poteva mai sapere.

Ma bastò guardarlo in faccia.

Aveva la luce che gli tremava negli occhi.

“Amore…” e gli si ruppe la voce.

“Oh, si, si. Lo so. Vi volete bene, ma non imparerete mai a dirvelo decentemente.”

Lo abbracciai mentre farfugliava cose sull’amicizia e il rispetto.

“Non credevo…” mormorava “…non credevo…”

E ora eccolo, con una cravatta grigio perla che lo stava stracciando su tutti i piani, un abito canna di fucile comprato apposta senza ammetterlo neppure a se stesso e un carico d’ansia da stroncare un candidato alla presidenza.

“Lascia fare a me.” e afferrai la sottile striscia di stoffa tormentata.

“Si…non posso tardare.

E il discorso?

Dove…”

Sgranò gli occhi verso il nulla tastandosi addosso.

“E’ nel taschino interno.

Lo hai messo lì prima di indossare la giacca.”

Sospirò senza davvero liberare tutta l’aria.

“Va bene, va bene.”

Silenzio.

“Va bene?”

Scoppiai in una risata fragorosa mentre finivo di stendere il nodo.

Gli accarezzai il petto alzando lo sguardo per incrociare i suoi occhi.

“Sam certo che va bene.

Va benissimo!

Sei bello da morire, ogni cosa è al suo posto e ognuno ha fatto il suo dovere.

Rachel non ha dato in escandescenza, vuoi farlo tu?”

Finalmente sorrise rilassandosi appena, circondandomi in un abbraccio meravigliosamente dolce.

“Vieni qui splendore in rosa.”

“No amore, eh no.

Questo è salmone, non è rosa.

Sarah è vestita in rosa, io in salmone.

E’ molto più simile all’arancio, più caldo…”

E ancora blateravo mentre mi prendeva il mento per baciarmi.

 

Sarah

 

“Oohh!

Guardami!”

Maledetti capelli rossi.

Proprio non volevano stare fermi.

Avevo ciocche ondulate che fuggivano da tutte le parti.

“Certo che ti guardo,” e mi baciò una spalla passando rapidamente dietro di me “lo faccio sempre piuttosto volentieri.”

Il broncio svanì dal mio volto all’istante.

Lo osservai mentre si chiudeva la giacca con l’espressione mezza divertita e mezza seccata.

Era davvero elegantissimo nel completo blu di suo padre.

Quando lo trovò chiese immediatamente a Sue di riadattarlo per lui.

Seth lo aveva già visto durante le prove a casa e si era raccomandato di restare seduta fino a preparazione ultimata, perché, cito testualmente: “Ti prenderà un colpo!”

Vero.

Sua madre aveva fatto un lavoro spettacolare.

Embry così alto sarebbe spiccato tra tutti con i pantaloni a sigaretta e la cravatta rosa chiarissimo come il mio abito.

Il risvolto della giacca era stato arrotondato  e ricoperto con del raso blu notte per renderlo una sottile fascia lucida.

Davvero un tocco di classe.

Sbattei più volte le palpebre per smettere di fissarlo.

“Amore,” ehm “volevo mettere il fiore che mi ha portato Leah, è così bello.

Ho cercato di infilare il gambo nei capelli legati, ma scivola.”

Misi le mani a coppa con la peonia pallida sopra, appoggiai il mento ai polsi inclinando la testa e sbattei teneramente le ciglia.

“Arrivo, piccola peste.”

Stavo approfittando spudoratamente della sua pazienza.

Giocavo, ma non del tutto.

Sapeva quanto mi costava restare tanto senza vederlo, perché pagava lo stesso prezzo, e sentiva la mia fatica nel non farglielo pesare.

Mi raggiunse con due passi e per un secondo ci guardammo in silenzio, cancellando il resto.

Allungò appena le dita per accarezzarmi la guancia e istintivamente arricciai il naso.

Adorava vedermelo fare.

Prese una forcina e iniziò ad attorcigliarne una parte attorno al bocciolo.

“Quando imparerai a fare da sola?” asserì, davvero poco credibile.

“Ci sei tu, non devo fare da sola!” gongolai stringendomi nelle spalle.

“No,” disse appena prima di baciarmi “non dovrai mai fare da sola, non te lo permetterò.”

 

Rachel

 

Che caldo.

Stesa sul vecchio divano di casa non sentivo un filo d’aria.

E mi vedevo i piedi soltanto perché erano sollevati.

Ormai la pancia mi limitava seriamente, e questo era fastidioso, che cavolo.

“Cercate di essere belli intraprendenti bimbi, perché la mamma ha veramente poca pazienza.”

“Con chi parli?”

“Con Liz e Dave.”

“Ah,” sentii sogghignare “certo, con chi altri.”

“Paul vedi di non rompere.

E’ tutta colpa tua se sono ridotta in questo stato! Bambini, quello antipatico e peloso è papà.”

Picchiettavo sull’ombelico, sentendo ben più delle farfalle nello stomaco.

Che caldo.

“Uhuu, si, la donna che è stata raggirata dal crudele lupo mannaro.”

Lo vidi arrivare con la camicia fuori dai pantaloni e la cravatta allentata, mentre fingeva di attaccarmi tenendo le mani rattrappite davanti alla faccia.

“Si, me povera e tapina!”

Gli tirai un cuscino e scoppiai a ridere vedendolo saltellare come un cretino attorno al divano.

Mi puntai sui gomiti per alzarmi e respirare.

“Sei un’idiota.” dissi asciugando le lacrime “Vieni qui.”

“Non mi prendi.” Ripeteva balzellando come una brutta cavalletta.

“Non ti prendo no! Siamo in tre qui!” e allungando una mano gli sfiorai un lembo della camicia.

Si fermò incrociando le braccia indispettito.

“Guardala! Fa la vittima e poi se non sto attento mi attacca alle spalle!”

Spalancai gli occhi verso di lui e gli tesi le braccia.

“Dai dai dai dai dai dai.”

Aprivo e chiudevo i pugni aspettando che mi stringesse le mani per aiutarmi.

“D’accordo balenottera,” disse afferrandomi saldamente per i polsi “ma solo perché sono miei i due signorini là dentro.”

Appena in piedi gli sparai una pernacchia in faccia.

“Questo è quello che pensi tu, presuntuoso di un lupo.”

“Ah si?”e mi abbracciò per quanto poteva.

“Si! Solo perché sei il testimone dello sposo gonfi il petto come un tacchino.

E sembri uno di vent’anni fa vestito così!”

Aveva una camicia di lino bianca, un completo grigio che gli cadeva lento addosso e la cravatta era sottile e nera. Le maniche, arrotolate strette, gli mettevano in risalto gli avambracci.

Stava maledettamente bene, ma poteva scordarsi di sentirmelo dire.

Mi aveva chiamata balenottera!

“Tu invece sei bellissima, tonda come la luna, ma molto meglio.”

Avevo un abito stile impero di tessuto semirigido.

Corpetto bianco tagliato dritto e cintura larga nera sotto il seno.

Gonna blu elettrico appena sopra il ginocchio.

Si.

Panciona, ma facevo la mia porca figura.

Mi baciò dolcemente e mi diede una pacca sul sedere.

Feci uno scatto per la sorpresa e ricominciai a ridere.

Paul appoggiò la fronte alla mia e mi fissò serio.

“Ti amo pazza furiosa.”

Sorrisi.

“Anch’io pezzo d’idiota.”

 

Leah

 

“Amore?”

E bussò più forte contro la porta del bagno.

Cafone.

Nessuno gli aveva insegnato che le donne si devono preparare con calma?

“Mmhmm.”

Non potevo rispondere.

Darsi l’eyeliner dopo aver steso l’ombretto sfumato con  tre tonalità diverse è un’impresa delicatissima.

“Amore sono sicuro che tutti mi invidieranno appena arriverai, anche se non ti dipingi a nuovo.”

Un occhio fatto.

Mi alzai dal lavandino sventolando la palpebra con la mano.

“Certo, come li vedessi ora.

Mandibola allentata per dieci secondi e poi appena parlo fuggono.

Barboncini con la coda di paglia.” sbuffai.

“Lo so che ti sopporto solo io, viperella.”

Lo sentii allontanarsi.

Bene.

Sotto col secondo occhio.

“Tuo fratello è già da Kim?” urlò per farsi capire.

Piegai il capo facendo sfarfallare le ciglia e dondolando l’alta coda di cavallo tirata.

“Si,” strillai a mia volta “è teso come un cuccioletto alla prima battaglia…

…e credo sia davvero adorabile.” continuai tra me e me.

Ti voglio bene pallotta pelosa.

Aprii la porta e mi attaccai allo stipite alto per dondolarmi.

Presi slancio e saltai, atterrando vicino a Colin, per poi scartarlo.

Il vestito di raso verde scuro era abbastanza corto e pratico.

“Sono sempre la più veloce.” dissi sporgendomi appena da dietro la poltrona.

“Si, ma per scappare da chi?”

Mi fissò intensamente da sopra il divano, vedendo tutta la mia paura.

Imprinting o no, avevo sofferto troppo.

Le mie mura erano ancora alte.

Mi raddrizzai incerta su cosa dire.

Ma in fondo l’attacco è sempre la migliore delle difese.

“Colin fottiti.”

Lui si alzò sorridendo tranquillo e mi venne vicino incrociando gentilmente le sue dita alle mie.

“Non mi spaventi Clearwater.

Sei svelta con le gambe, ma per nasconderti non bastano i mobili.

Non a me.”

Appoggiò la mano aperta sulla mia nuca, solleticandola appena col pollice.

Sospirai e sorrisi.

Lui mi guardò sereno.

“Visto? Corri corri, e poi basta questo per prenderti.

Ormai sei in trappola tesoro mio.”

Si avvicinò mentre io lottavo contro le lacrime.

“Struccami e sei morto!”

Mi rise in faccia senza ritegno.

“Ma che cavolo Leah…”

 

Kim

 

“Troppo veloce Kimmy?

Rallento?”

Seth era tesissimo.

Mi stava portando alla spiaggia col sidecar di suo padre, e non voleva rovinare l’acconciatura alla sposa.

La sposa.

Che poi ero io.

La sposa.

“Kimmy?”

Uh,si.

“Benissimo così.”

Sentivo appena la brezza sulla faccia, e non bastava ad asciugarmi gli occhi.

Ti prego non piangere.

Ti prego ti prego ti prego.

Gli alberi sfilavano pigri di fianco a noi, divertiti dalle nostre espressioni spaventate.

Nel giro di un’ora sarei diventata la signora Wylok.

Nel giro di sette mesi sarei diventata madre.

Alla faccia di quando mi preoccupavo per le scarpe da comprare.

Guardai Seth per cercare di distrarmi, il mio piccolo.

Era tutto concentrato, sorridente, tirato.

Aveva un completo cioccolato e la cravatta senape chiara.

Caldo e solare anche quel giorno.

“Stai benissimo.” gli dissi rimirandolo.

Si illuminò felice.

“Già ti devo ringraziare per avermi chiesto di portarti, non esagerare, o dovrò fuggire con questa splendida sposa.”

Ridacchiò e io lo seguii.

Cercare di stemperare la tensione serviva poco, ma serviva.

Gli strinsi l’avambraccio cercando conforto.

Ero terrorizzata.

Troppa gente.

Troppi occhi puntati.

Troppe aspettative da soddisfare.

Arrivammo a La Push tra gli sguardi delle persone curiose, come se servissero altri volti inopportuni.

Rimasi interdetta quando alzai la testa e vidi l’arco di pietre che sosteneva lunghe tende broccate color argento.

“E’…”

“Fantastico vero?” Seth mi precedette “Lo hanno fatto tutto Jake e Quil!

Sai che non capisco come hai fatto a non accorgertene?

Ci hanno messo due giorni, e urlavano come dei forsennati!

Jake è un pignolo cronico, prendeva le misure di continuo, mentre Quil ogni tanto acchiappava delle pietre a caso e le cacciava sopra la malta fresca.

Erano troppo uno spasso!”

Chiacchera chiacchera piccolo lupo.

Mi dispiace, ti sento, ma non ti ascolto.

Jared me lo aveva detto “In spiaggia per noi è perfetto, l’unico peccato è che non avrò l’effetto a sorpresa vedendoti entrare.”

E lo hanno accontentato.

Mandai giù la commozione con uno sforzo enorme.

Ordinai alle lacrime di non uscire, supplicando che servisse.

Embry e Jacob arrivarono alle mie spalle.

“Tutto a posto signorina?”

“No Em, ma va bene.” e lo guardai senza nascondermi col bouquet di calle a gambo lungo.

L’unico riparo che avevo.

I capelli erano raccolti indietro soltanto in parte, lasciando libera qualche ciocca.

Sarah me li aveva arricciati tutti ed ora erano una cascata di neri boccoli lucidi.

In mezzo soltanto due calle candide ed una foglia leggermente piegata

Contrastavano col mio colore, facendo risaltare il raccolto disordinato.

Mi voltai verso Jacob e lo abbracciai di slancio.

“E’ troppo.

Grazie.”

Lo sentii ridere e stringermi appena.

“Tu non rompere e sposati senza storie, che se è troppo lo sappiamo noi.”

Si sistemarono ai miei fianchi prendendomi un braccio ognuno.

Nessun padre ad accompagnarmi all’altare, solo buoni amici.

“Aspettate!”

Seth si mise a stendermi il vestito come un’alacre sartina al lavoro.

Forse perché me lo aveva fatto sua madre, forse perché era sempre dolce, forse perché voleva facessi una gran figura, forse per tutto.

Era semplicissimo.

Un lungo abito intero di shantung bianco con un sottile decoro floreale argentato che saliva dal fondo della gonna, appena un poco ampia, fino sotto alla vita.

Corpetto rigido nascosto dal tessuto, taglio squadrato, spalle scoperte e completamente libere.

Perfetto.

Lo adoravo.

Embry scalpitò.

“Seth, è a posto, per favore!”

“Adesso a forza di lisciarlo lo buca!”

Pungolai Jake col gomito e risi.

Iniziava il momento d’isteria.

La calma apparente era esaurita.

“Ragazzi…”

Continuarono a scherzare tra loro.

“Ragazzi, vi prego.”

La testa di Quil sbucò tra le tende, sorridentissima.

“Sposa, sei uno spettacolo, e voi” guardando storti gli altri “ce la portate dentro o no?”

Sospirai sfiorando il ciondolo col brillante che avevo al collo.

Il regalo di mia madre.

Lei aspettava dentro, con tutti gli invitati.

Embry mi diede un colpetto alla spalla e un bacio in testa.

“Pronta?”

Chiusi i pugni e scossi la testa.

“E andiamo.”

Seth e Quil spalancarono le tende con un gesto plateale.

Sentii un brusio generale, ma non guardai nessuno.

Non piangere.

Avevo davanti Nessie e Sarah che si spostarono appena prima di toccarmi.

Un augurio dolce da Renèsmee e un bacio soffiato dalla mia fiamma poi guardai la coppia successiva.

Emily e Rachel.

Le mie due testimoni.

Quattro, come mi aveva fatto giustamente notare Paul a suo tempo.

Embry e Jacob misero le mie braccia sotto le loro e piano proseguimmo ancora.

Non piangere.

Davanti a me restavano soltanto il sacerdote e i testimoni di Jared.

Sam e Paul sorridevano in preda a una paresi felice.

Dov’era lui?

Mi feci prendere dal panico, iniziando a voltarmi ovunque.

Emy mi strinse appena il polso per attirare la mia attenzione.

“Kimmy…” sussurrò.

Stava indicando un punto lontano, prossimo alla riva.

Dio mio…

Jared era là, girato di schiena, con le mani in tasca e la testa piegata indietro.

Era vestito con un completo nero lucido, non vedevo altro.

Rachel sbuffò tamburellando le dita sulla pancia.

“Tesoruccio, chiamalo, se no qui si fa notte.” ridacchiò.

Aprii la bocca, ma si voltò prima lui.

Era completamente in nero, giacca, pantaloni, cravatta e panciotto, mentre sotto spiccava una camicia rosso scuro.

Mi sorrise abbassando lo sguardo per un secondo.

Quando risollevò il viso aveva gli occhi lucidi.

Non piangere.

Si avvicinò lentamente e mi tese la mano.

La afferrai lasciando le mie due colonne a fianco.

Vacillai.

Mi sostenne immediatamente, circondandomi la vita.

“Sei bellissima.”

Battei il pugno sul suo petto per parlare il meno possibile.

“Tu.”  

Kim non piangere.

“Sono l’uomo più fortunato del modo.”

Al diavolo…


Segue Epilogo